Angelo Poliziano è
il prototipo dell'intellettuale umanista e mediceo.
Nelle Stanze per la giostra, la sua opera più famosa, non vi è imitazione pura e semplice, c'è la lezione dell'Umanesimo,
rivissuta però in maniera personale.
Il poema si propone di celebrare la vittoria di Giuliano de' Medici in
una giostra tenuta a Firenze nel 1475
L'opera si interrompe quando l'autore doveva affrontare il tema eroico,
guerriero. Il tema fondamentale è l'amore di Julio per Simonetta.
L'opera risultò dunque diversa da quelli che erano gli intendimenti del
Poliziano.
Con Poliziano sembra che il letterato perda i contatti con la vita.
La natura è diversa da quella del Petrarca, dove ha un significato
psicologico, o da quella di Dante, la cui natura ha un significato
allegorico.
Qui la natura fa da sfondo e permette ai personaggi di definirsi.
La natura appare sempre serena, bella e vive in funzione del
personaggio.
La concezione della vita riflette il pensiero umanistico.
La vita è piena espressione dell'uomo, è vita libera, non
condizionata in modo preponderante da problemi morali o religiosi.
L'amore è un istinto, che non ha tuttavia la meschinità che
raggiunge in certe novelle del Boccaccio.
Ci si abbandona al sogno, con la struggente e malinconica
consapevolezza che si tratta di un sogno. La percezione della
caducità delle cose suggerisce che tutto ciò che è bello nella vita
non può essere che sogno.
Emerge una concezione naturalistica della
vita, che non è compressa o sacrificata da problemi civili. Questo rifugiarsi
nel mitologico lo avvertiamo principalmente nella Favola d'Orfeo.
(v.
s. 18-12-2004)