Dalla parte dei classicisti intervengono Monti,
Leopardi (con un intervento equivoco), Giordani,
Carlo Botta. Dalla parte dei romantici, che fanno
capo a Il Conciliatore, Ludovico di Breme,
Ermes Visconti, Giovanni Berchet, Manzoni.
Il Monti interviene con un discorso sulla
mitologia, nel quale difende l'arte classica: l'arte
è abbellimento del bello ideale. L'intervento di
Leopardi ha luogo attraverso il Discorso di un
italiano intorno alla poesia romantica. Leopardi
se la prende con i romantici per una conoscenza
parziale del movimento romantico (preromanticismo
inglese: gusto dell'orrido, del grottesco,
esasperazioni). In secondo luogo aveva frainteso
Madame de Stael, interpretando il suo invito ad
accostarsi alla letteratura straniera come invito
all'imitazione.
Botta e Giordani testimoniano che non soltanto gli
uomini di tendenze conservatrici si schierarono
attorno ai classicisti, ma anche mentalità aperte.
Essi intravidero nei classici uno stimolo, una base
su cui costruire un ideale di patria.
Dall'altra parte sta Il Conciliatore.
Fondamentale è la Lettera semiseria di
Grisostomo. Vi si sostengono i seguenti
principi:
1) Carattere di modernità della poesia romantica
rispetto a quella classica. La letteratura deve
essere espressione della società. Equazione: cultura
classica = cultura dei morti; cultura romantica =
cultura dei vivi.
2) Importanza di una letteratura popolare. Viene
espresso il rifiuto di elementi che non sono
comprensibili al popolo, per esempio la mitologia, le
belle immagini. La letteratura deve nascere dal
popolo e deve essere diretta al popolo.
3) Ricerca, compiuta sempre dal Berchet, di quelle
testimonianze che, in modo genuino, provengono dal
popolo. Si assiste ad una rivalutazione del Medioevo.
Ermes Visconti contrappone al mondo classico antico
la sensibilità moderna, che risente del
cristianesimo. Il cristiano considera peccaminose le
passioni. Contrasto fra volontà e istinto. Queste
contrapposizioni era meno sentite nella visione
classica, pagana, della vita.
Visconti definisce la nuova sensibilità. Presso gli
antichi si riconoscevano entità esterne che punivano
l'uomo senza che egli avesse una reale
responsabilità delle azioni compiute. Il peccato
diviene, invece, una precisa scelta del male.
Ludovico di Breme sposa le sue concezioni letterarie
con le esigenze patriottiche.