Il libro fa il punto sulla sanità italiana dopo
l'approvazione della riforma Bindi, che l'autore
spiega ai lettori uscendo dall'incomprensibile gergo
giuridico con cui è stata formulata e prestando
molta attenzione, invece, agli aspetti concreti della
sua attuazione.
La valutazione dell'autore sulla "lettera"
della riforma Bindi è ampiamente positiva.
La scrittura di Cornaglia-Ferraris, pediatra-oncologo
al Gaslini di Genova, proprio grazie alla conoscenza
di prima mano dei problemi in cui si dibatte la
sanità italiana, non è asettica, ma partecipata e
incisiva, a tratti entusiasmante senza tuttavia
spingere le precise analisi sul terreno della
polemica calunniosa.
Anzi, le sue considerazioni appaiono lucide,
convincenti e ben documentate, scritte con
l'obiettivo, ampiamente raggiunto, di farsi capire
anche da chi non è addentro ai problemi giuridici e
amministrativi delle aziende ospedaliere.
Colpisce positivamente, poi, l'attenzione che
l'autore riserva alla questione infermieristica,
con frequenti parole di elogio, di apprezzamento, di
grande considerazione per l'operato quotidiano della
nostra categoria, o almeno per quanti di noi svolgono
il proprio lavoro con impegno e dedizione.
Medici e infermieri costituiscono, per
Cornaglia-Ferraris, l'interfaccia tra sapere e
dolore.
In un sistema sanitario evoluto, inoltre, i
medici non interferiranno con l'attività degli
infermieri, rispetteranno la loro professionalità.
Se i medici continueranno a competere con gli
infermieri, ostacolando la loro crescita
professionale per paura di non sapere andare oltre ,
dove la moderna medicina li chiama, non potranno
pretendere neanche aumento di responsabilità e di
livello salariale.
L' infermiere viene finalmente riconosciuto
componente con piena dignità del gruppo curante,
responsabile, per quanto riguarda la propria
competenza, dell'iter terapeutico.
Viene ribadito il concetto che il benessere dei
pazienti e quello degli operatori sanitari vanno di
pari passo e che medici e infermieri soddisfatti
erogheranno cure qualitativamente migliori*.
Il libro affronta, naturalmente in maniera diffusa, i
nodi più importanti della sanità italiana:
l'introduzione della managed care, con molte
luci e qualche ombra sul razionamento delle risorse;
la necessità di adeguare la spesa sanitaria per
fornire un'assitenza di qualità (l'Italia destina
alla sanità il 5% del Pil, contro il 6% degli altri
Paesi OCSE, ndr); la formazione professionale,
ribadendo la necessità per tutti gli operatori
sanitari di una formazione continua; il rapporto
medico (infermiere) - paziente, che va maggiormente
sviluppato e curato; il rapporto con le associazioni
di volontariato, da utilizzare come fattore di
crescita qualitativa del sistema sanitario; le
retribuzioni e le carriere, che non andrebbero più
appiattite, con gli incentivi sindacalmente
distribuiti a pioggia; la didattica, che forse è
necessario tenere separata dall'assistenza; lo
stimolo da imprimere alla ricerca, medica e
infermieristica; la necessità di recuperare la
perduta fiducia del paziente in chi lo cura, che si
manifesta sovente in un inquietante aumento delle
cause legali, facendo diventare il cittadino malato
(e la sua famiglia) partner del gruppo curante,
attore principale e non soggetto passivo della cura,
di cui responsabilmente condivide scelte e obiettivi.
C'è ovviamente dell'altro in questo volumetto che
gli addetti ai lavori non possono trovare che molto
interessante e da leggersi con attenzione.
Il libro è dedicato a Ignatz Semmelweis, il medico
ungherese pioniere dell'asepsi, perseguitato in vita
da colleghi e istituzioni, definito da
Cornaglia-Ferraris, medico con le mani pulite.
Per paradosso della sorte, apprendo che l'autore di Pigiami
e camici, forse proprio a causa dell'espressione di opinioni
giudicate non ortodosse, è stato licenziato
dall'ospedale presso il quale lavorava.
Se questo è il motivo, si tratta di un fatto gravissimo.
Per chi desiderasse maggiori informazioni su Paolo
Cornaglia Ferraris, il suo operato, le sue
iniziative, la vicenda giudiziaria che lo riguarda,
rinvio al sito Camici &
Pigiami
* A tale proposito riporto un questionario in uso
presso la casa di cura Santa Maria a Castellanza, in
provincia di Varese, per misurare (
si tratta di una dimensione misurabile e quindi
pressochè oggettiva) la soddisfazione degli
operatori sanitari.
Ad ogni domanda si può rispondere con un punteggio
che va da 1 (scarso) a 5 (ottimo).
Va da sè che l'uso di semplici strumenti come questo
andrebbe, a mio parere, diffuso capillarmente su
tutto il territorio nazionale, tenendo poi debito
conto dei risultati raccolti. Il feedback
che si otterrebbe andrebbe a beneficio di sicuri
miglioramenti organizzativi, laddove vengano
individuate "aree di sofferenza".
1. Riceve un'adeguata stimolazione per la sua
crescita professionale?
2. Ritiene che i colleghi siano a conoscenza dei
contenuti del suo lavoro?
3. Ritiene che le sue attese professionali siano
state realizzate?
4. E' soddisfatto del rapporto con i degenti?
5. Si sente stimato dai suoi superiori?
6. Trova spazio per progetti e iniziative personali?
7. Ha autonomia decisionale?
8. Secondo lei, il suo è un ruolo di
responsabilità?
9. E' soddisfatto del rapporto con i colleghi?
10. Prova un senso di appartenenza alla casa di cura
Santa Maria?
11. Ritiene che sia tenuto in considerazione il
rapporto tra quantità e qualità del lavoro?
12. Ritiene che il lavoro di promozione presso i
medici e le organizzzzioni territoriali sia utile?
13. Ritiene che tale lavoro di promozione sia
adeguatamente portato avanti?
14. Come sono i suoi rapporti con la dirigenza
medica/infermieristica?
15. Come sono i suoi rapporti con la dirigenza
amministrativa?
16. Quanto si sente supportato dal responsabile
dell'unità operativa?
17. Qual è il suo grado di motivazione
professionale?
18. Ritiene che l'ambiente di lavoro sia piacevole?
19. In quale misura ritiene di essere adeguato per il
posto che occupa?
Si ricorda che la casa di cura Santa Maria
dichiara ufficialmente di rispondere ai requisiti
della norma Uni En Iso 9002.