Thomas J. Peters, Robert H. Waterman Jr., Alla ricerca dell'eccellenza, Sperling & Kupfer, 1993

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Letto alcuni anni fa e risfogliato in questi giorni, continuo a sentirmi in perfetta sintonia con le tesi esposte in questo grande libro di management. Non è un caso se, dopo la pubblicazione in America di questo volume ( In Search of Excellence, 1982), Peters ha intrapreso una ventennale carriera di ricercato e superpagato conferenziere. In questo saggio gli autori si propongono di analizzare le imprese americane di maggior successo e rilevare i fattori critici che hanno determinato l'eccellenza di tali aziende. Ne vengono identificati 8:
1. Approccio empirico.
2. Orientamento al cliente.
3. Incoraggiamento dell'imprenditoria e dell'imprenditorialità.
4. Coinvolgimento del personale.
5. Enfasi su un valore chiave.
6. Concentrazione dell'attività sulle aree note.
7. Struttura semplice e staff ridotto.
8. Flessibilità dei controlli.

Io credo che anche le aziende sanitarie dovrebbero orientarsi a questi valori. Credo, anzi, che la questione organizzativa sia il grande rimosso del nostro servizio sanitario. L'attenzione ai costi è doverosa e imprescindibile, ma il modo concreto in cui sono organizzati i nostri servizi, la vita di pazienti e operatori come materialmente vi si svolge, sono fattori ancora più importanti. E in questo senso le riflessioni di Peters costituirebbero, sempre secondo la mia opinione, s'intende, un provvidenziale salvagente. Trattare gli individui da adulti. Trattarli come partner; trattarli con dignità; trattarli con rispetto (...) L'autentico orientamento alla persona è in netto contrasto con due comportamenti che troppo spesso si vedono adottati nelle aziende: i bei discorsi da una parte e i trucchetti dall'altra. Questo scrive Peters e questo è il nodo fondamentale, pericolosamente quanto frequentemente sottovalutato. Soltanto operatori motivati e soddisfatti sono in grado di identificarsi con gli obiettivi dell'azienda, di mobilitare tutte le proprie energie nel raccogliere le sfide che l'evoluzione e il progresso tecnologico impongono di affrontare.

Viceversa, in altro contesto così si esprime Luttwak: Non ci è dato di sapere quale grado di lealtà, impegno o semplicemente rendimento sia lecito attendersi, oltre lo stretto necessario, da dipendenti demotivati (...), eppure ogni forma avanzata di industria è piena di processi fragili, che richiedono un estremo grado di attenzione anche soltanto per funzionare (...). Non esiste metodo per misurare il costo e le conseguenze ultime ai fini di crescita e redditività implicati nel ricorso a maestranze presumibilmente arrabbiate (...). Tuttavia un impatto negativo dovrà pur esistere, almeno per le mansioni che non siano così meccaniche da essere assolutamente standardizzate. Se ciò è vero per l'industria, come pensare non lo sia per i servizi, per le prestazioni sanitarie, che si occupano di una sfera tanto delicata come la salute della persona.

L'entusiasmo diventa il fattore catalizzatore del successo, dell'efficienza, della produttività. Ambienti grigi, gerarchizzati, burocratizzati, dove chi lavora non riesce a riconoscersi nella cultura organizzativa e dove chi dirige, a tutti i livelli, anche i più infimi, crede solo nel proprio potere e nel piacere che prova ad esercitarlo, contro gli altri, non raggiungeranno mai il successo. 

Il male non è soltanto la burocrazia che, con le sue procedure imparziali, un modesto grado di efficienza lo garantisce, il male sono le sue degenerazioni, gli abusi e gli arbitri praticati in ossequio, presunto, al regolamento, il sistema di garanzie, non ultima l'inamovibilità, che permette, ancora troppo spesso, a qualsiasi caratteriale di appestare il clima lavorativo, di mortificare energie, iniziative, abilità. 

L'azienda di successo identificata dagli autori del libro è, invece, flessibile, dinamica, esuberante, informale, creativa. Sa accettare l'errore lieve e un certo margine di caoticità, sa responsabilizzare, infondere fiducia, è orizzontale, affida la risoluzione dei problemi a coloro che se ne occupano operativamente tutti i giorni, è in ascolto di clienti e dipendenti, sa modificarsi, vive nella prassi quotidiana i valori in cui dichiara di credere. 

C'è molta ammirazione per l'organizzazione aziendale giapponese, per il proverbiale attaccamento dei dipendenti all'azienda, per la cultura nipponica che porta a considerare la risorsa uomo come prioritaria e decisiva. Lontani, quindi, dalle atmosfere gogoliane, o alla Fantozzi, di casa nostra.

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Valentino Sossella