La vita
Nasce a Bosisio, nelle vicinanze di Como, il 22 maggio 1729. La sua
è una famiglia di commercianti di seta. Prende gli ordini sacerdotali
per necessità economica, anche se la fede religiosa non gli viene mai
meno.
Presta servizio come precettore privato prima presso i Serbelloni,
quindi presso il conte Imbonati (diventa educatore di quel Carlo
Imbonati cui si unirà, nel suo soggiorno parigino, Giulia Beccaria, la madre di Manzoni).
Nel 1768 diventa direttore de La gazzetta di Milano, poi
professore di eloquenza e belle lettere nelle Scuole palatine. Si
associa all'Arcadia.
Nel 1791 ottiene la nomina a sovrintendente delle Scuole di Brera. Nel
1796 è chiamato ad incarichi politico-amministrativi presso la
Municipalità di Milano.
Muore il 15 agosto 1799.
Opere
Giorno (1763-1801); Odi (1757-1795)
Odi
Le prime odi denotano un ammirevole impegno civile, nello spirito
dell'illuminismo lombardo. È, quello che scrive, un Parini che crede
nella scienza e nel progresso.
La produzione successiva risulta caratterizzata da composizioni
d'occasione, scritte su committenza, in cui l'ispirazione si
affievolisce.
L'ultima fase è contraddistinta dallo spunto autobiografico. Si
tratta di composizioni più intime e meditative se rapportate
all'impegno civile che contraddistingue le prime odi.
Si colgono nelle ultime odi l'amarezza e il disincanto per il
fallimento dei progetti di riforma sociale.
Il Giorno
Si tratta di un poemetto di circa 4000 versi, in endecasillabi
sciolti, suddiviso nella sua versione definitiva in quattro parti: il
Mattino, il Mezzogiorno (o il Meriggio), il Vespro e la Notte.
Consiste in una satira della nobiltà e dei suoi discutibili
privilegi. Ritrae le fatue attività e gli oziosi passatempi della
giornata di un giovin signore, scandita da giochi, sbadigli,
seduzioni, mode, conversazioni, passeggiate, vuoto morale ed
esistenziale.
Conclusioni
Dalla produzione poetica di Parini si ricava il ritratto di un
letterato contraddistinto da integrità e coerenza morali, nel
rispetto dei valori propugnati dall'Illuminismo.
Pur ispirato dai valori illuministi, Parini mantiene un equilibrio fra
vecchio e nuovo, ispirato a un benefico buonsenso. Egli, in
contrapposizione per esempio ai rivoluzionari redattori de Il
Caffè, sostiene la cultura nazionale.
Non ritiene inoltre inconciliabili fede e ragione.
Pur favorevole a riforme sociali, Parini non intende sovvertire
l'ordine costituito. L'abate lombardo muove una critica costruttiva
alla società del proprio tempo, di cui stigmatizza tramite la satira
e l'ironia, ingiustizie e privilegi.
Egli subisce il fascino del buon gusto e dell'eleganza
dell'aristocrazia. Riconosce alla nobiltà un ruolo sociale. Non si
augura che questa classe sociale venga spazzata via dalla Storia,
bensì che trovi il coraggio e l'energia per rigenerarsi, tornando a
praticare le antiche virtù della sobrietà e dell'attivismo.
Parini è un cultore dei classici. Da essi deriva l'idea che l'arte
debba imitare la vita. Inoltre, sempre dallo studio dei classici, trae
la convinzione che sia necessario mescolare l'utile al piacevole. La
poesia deve possedere, per Parini, una valenza educativa,
un'utilità sociale, elevare ed educare lo spirito, muovere all'azione
e alla riflessione. Gli echi della cultura illuminista sono evidenti.
Nella concezione estetica di Parini c'è l'amore del bello: ogni
argomento va esposto con eleganza e raffinatezza e, al fine di unire
l'utile al bello, vanno messi a punto un linguaggio e uno stile
adeguati e originali.
Con gli anni (e ne fa fede la seconda parte del Giorno), si
smorza l'impegno sociale e civile del poeta, cui sembra interessare
maggiormente la ricerca formale. Su questo ripiegamento incidono
probabilmente le disillusioni sulla mancata realizzazione degli ideali
di riforma
(v.s.)