CAIO GIULIO CESARE. Commentarii de bello gallico. Rapporti tra padri e figli (Libro VI) XVII

Galli se omnes ab Dite patre prognatos praedicant idque ab druidibus proditum dicunt. Ob eam causam spatia omnis temporis non numero dierum, sed noctium finiunt; dies natales et mensum et annorum initia sic observant, ut noctem dies subsequatur. In reliquis vitae institutis hoc fere ab reliquis differunt, quod suos liberos, nisi cum adoleverunt, ut munus militiae sustinere possint, palam ad se adire non patiuntur filimque puerili aetate in publico in conspectu patris adsistere turpe ducunt.

I Galli si vantano di essere tutti discendenti del dio Plutone e affermano che questa credenza sia stata tradizionalmente trasmessa dai druidi. Per quella causa essi determinano la durata del tempo non dal numero dei giorni, ma da quello delle notti; considerano i giorni natali e le origini dei mesi e degli anni cosė che il giorno segua la notte. Nei rimanenti usi della vita differiscono generalmente dagli altri popoli, per il fatto che non permettono che i loro figli vengano al loro cospetto pubblicamente, se non quando sono cresciuti, cosė che siano in grado di adempiere il servizio militare e considerano che il figlio ancora fanciullo si mostri in pubblico davanti al padre.

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