Ivan Turgenev, Padri e figli, Garzanti, 2003

N
a
r
r
a
t
i
v
a
copertina"Le ho già detto, caro zio, che noi non riconosciamo l'autorità. [...] noi neghiamo tutto"
(Evgenij Bazarov)

Gran bel personaggio Bazarov, che mi folgorò per caso, una sera, mentre stavo facendo zapping. Mi pare di ricordare che si trattasse di un sabato sera. Cercando di sfuggire al tormentoso autolesionismo del solito varietà televisivo insulso, incappai sulle immagini del film di un regista russo (il nome non me lo ricordo, forse Mikhalkov), tratto dal romanzo di Turgenev. Fu amore a prima vista. Che straordinario personaggio con cui identificarsi! Un paio di dialoghi e non riuscii ad abbandonare la visione del film sino alla fine. Potere della grande arte. Più tardi mi procurai e lessi il libro.

Allora ero giovane e fraternizzai col personaggio di Bazarov, che condivide molti tratti comuni alla gioventù di ogni tempo e di ogni latitudine. Almeno di quella gioventù animata da qualche sacro fuoco, da "qualcosa che brucia", per usare l’espressivo titolo di un romanzo di Gianfranco Bettin di qualche anno fa. Comprensibile il mio entusiasmo di allora per un personaggio che è diventato proverbiale.

Da sempre il compito dei giovani è quello di cambiare il mondo, di riformare la società, di rinnovarla, di vedere le cose da un’angolazione originale. Forse tutto ciò è necessario. Come tutte le mutazioni porta complessivamente al miglioramento delle specie.

Però quante cantonate si prendono da giovani e che mondi spesso invivibili si costruiscono con l’immaginazione, abbracciando magari l’ideologia di turno.

E’ quello che capita anche al dottor Evgenij Bazarov: pieno di energia, imbevuto di scienza, positivista, nichilista, in lotta con la tradizione, la superstizione e il dogmatismo egli fa naufragio, come succede quasi sempre alla gioventù entusiasta di qualche nuovo sistema di idee, vittima del destino e delle sue stesse contraddizioni.

Padri e figli (Otcy i deti), pubblicato nel 1862, è uno dei capolavori del realismo russo. 
Quando nella casa di campagna del proprietario terriero Nikolaj Kirsanov arriva il figlio Arkadij, fresco di laurea, con l’amico Evgenij Bazarov, si determina immediatamente il contrasto radicale tra la vecchia e la nuova generazione. Bazarov è un giovane medico che crede soltanto nel metodo sperimentale, nella fisica e nella filosofia, un nichilista, che sbandiera le proprie idee con spavalderia e insolenza. Le sue convinzioni hanno il potere di turbare il mite Kirsanov e di irritare suo fratello, lo scettico ed elegante Pavel. Nella città capoluogo del governatorato i due giovani, a un ballo, fanno la conoscenza della bella vedova Anna Odincova. Bazarov si innamora e si dispera quando ella, pur attratta da lui, gli sfugge, facendogli capire che non vuole imprevisti nella sua calma esistenza. Fatto ritorno, dopo un duello con Pavel, nella fattoria dei suoi genitori che nutrono per lui una profonda ammirazione, Bazarov ritorna ai suoi esperimenti scientifici. Apatico, in preda al mal d’amore, proprio durante l’esercizio delle sue attività egli si ferisce, contraendo per trascuratezza un’infezione mortale. La Odincova accorre al suo capezzale e lo assiste nelle ultime ore con pietà, ma senza amore.

La vita dunque, attraverso lo sviluppo della passione amorosa, che Bazarov aveva sempre negato, si prende la rivincita sulle teorie rivoluzionarie e razionaliste di Bazarov e sancisce la sua fine.

Il romanzo, il cui valore universale rimane inalterato, è ambientato in una precisa epoca storica, la seconda metà dell’Ottocento, che vede in Russia il propagarsi di moti studenteschi e contadini, tesi a rivendicare riforme che vadano oltre l'emancipazione dei servi della gleba. Guidano le manifestazioni dei giovani radicali, positivisti e materialisti, detti nichilisti, di cui Bazarov, nelle intenzioni di Turgenev, doveva rappresentare appunto il prototipo.

ordina

I libri di Ivan Turgenev

| home |

| libri fondamentali

 

Pagina aggiornata il 23.08.07
Copyright 2000-2007 Valentino Sossella