Franco Moretti, Opere mondo, Einaudi, 1994

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copertinaAlcune opere letterarie prodotte dall'Occidente negli ultimi due secoli sono difficilmente catalogabili secondo gli schemi convenzionali. 
In che genere letterario collocare, per esempio, Faust, Moby Dick, L'anello del Nibelungo, Buvard e Pecuchet, Ulisse, i Cantos, La terra desolata, Gli ultimi giorni dell'umanità, L'uomo senza qualità, Cent'anni di solitudine?

Secondo Franco Moretti si tratta di "opere mondo", la versione dell'epica espressa dalla modernità, di cui Moretti si incarica, nel libro, di tracciare i caratteri e di chiarire il funzionamento.

Costituiscono i tratti distintivi dell'"opera mondo", secondo Moretti, una notevole complessità, la narrazione che si potrebbe allungare all'infinito, l'enciclopedismo velleitario, la digressione che scalza la centralità e la necessità dell'intreccio, il ripristino dell'allegoria, non univoca però, come nel passato, bensì polisemica, aperta  a innumerevoli interpretazioni, l'uso più o meno ampio dello stream of consciousness, come espressione dell'interiorità individuale sottoposta alle intense sollecitazioni delle metropoli contemporanee.

Le opere mondo si concentrano in aree geografiche che potrebbero essere definite semiperiferiche, la Germania, l'Irlanda, gli Stati Uniti d'America, l'America Latina, mentre il romanzo, al contrario, si afferma al centro del mondo, in quei paesi con solide identità nazionali, la Francia e l'Inghilterra. 

Contrariamente a quanto afferma Bachtin, non è il romanzo l'espressione della polifonia, anzi secondo Moretti il romanzo "maturo", ottocentesco, tende semmai al monologismo, ma è la forma epica, sono le opere mondo quelle in cui il polifonismo assume un carattere distintivo, una polifonia che sconfina necessariamente nella cacofonia, nella dissonanza, nel rumore, a mimare la molteplicità del moderno mondo capitalistico.

Le opere mondo, in conclusione,  sono vere e proprie opere aperte, scritte non per un individuo, ma per un'intera società, totalitarie, ma non reazionarie, culturalmente impure, transnazionali, senza più alcun senso del "nemico", iperistruite, indulgenti verso il consumo, innamorate delle bizzarrie e degli esperimenti.

Del libro di Moretti, ricco di suggestioni, di deliziose citazioni e di argomentazioni convincenti, mi è particolarmente piaciuto il capitolo (il sesto) veramente magistrale e chiarificatore, dedicato allo stream of consciousness. Da consultarsi, senza indugi, da chi è interessato all'argomento.

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