Esiste un Nabokov frizzante e intelligentemente
comico. E' quello, ad esempio, che ha scritto Pnin,
pubblicato, in Italia, da Longanesi.
Il protagonista
è l'imbranato, ipocondriaco, distratto, professor
Timofej Pnin, transfuga dalla Russia comunista,
incapace di adattarsi alla vita americana, che
insegna russo alla Waindell University.
Il professore
ha un rapporto conflittuale con le automobili, parla
un inglese approssimativo, ha difficoltà con le
donne e un divorzio alle spalle. Odia la psicoanalisi
e tutte le altre attività psicoasinine. Un
personaggio che cattura subito il lettore, che prova
per lui compassione, ma anche simpatia e ammirazione.
Numerosi sono nel libro i riferimenti dotti, alla
letteratura e alla storia dell'arte.
Il ritratto
della vita universitaria compete con il miglior David
Lodge.
Nabokov dà prova, in questo romanzo, di
spingersi in profondità nell'interpretazione e
comprensione del contraddittorio mondo contemporaneo.
Insomma, un libro amaro e sorridente, caustico e
tenero che, usando un'espressione etimologicamente
impropria, mi ha divertito.
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I
libri di Vladimir Nabokov