Daniel Callahan, La medicina impossibile. Le utopie e gli errori della medicina moderna, Baldini&Castoldi, 2000

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copertina"Una medicina sostenibile deve avere tre caratteristiche. In primo luogo, deve fornire ai membri della società un livello di assistenza medica e di sanità pubblica sufficiente a garantire loro buone probabilità di completare il ciclo di vita e di funzionare a un livello dignitoso di competenza fisica e mentale. Deve, in secondo luogo, poter essere equamente distribuita senza sforzi eccessivi, cioè essere economicamente alla portata della società. In terzo luogo, con il finanziamento pubblico deve perseguire scopi sanitari finiti e stabili e avere aspirazioni limitate di progresso e di innovazione tecnologica".
(pag. 34)

Per Daniel Callahan, bioetico cofondatore del Centro di studi internazionali Hastings, i costi associati alla pratica della medicina moderna sono diventati insostenibili.

Hai voglia ad ottimizzare, a razionalizzare, a introdurre le più avanzate tecniche di management: la medicina moderna richiede sempre più risorse. Nonostante oggi noi sappiamo come non sia soltanto (e soprattutto) la medicina ad aver elevato l'aspettativa di vita nei paesi sviluppati, ma vi abbiano concorso il miglioramento dell'istruzione generale, dell'alimentazione e delle condizioni igienico-ambientali, la cura della salute si porta via fette sempre più consistenti del PIL, a scapito di altri beni non meno importanti della salute, come l'istruzione, il lavoro e la cultura. 

Callahan riprende nel suo saggio un concetto caro agli ambientalisti e cioè quello di "sostenibilità". Egli si batte per una medicina "equa e sostenibile", che abbandoni la parossistica corsa all'innovazione a tutti i costi, il ricorrere spasmodico a quel ricco strumentario tecnologico che per noi rappresenta ormai un feticcio. È l'attuale medicina tecnologica, meccanicistica, riduzionistica, analitica quella che ci fa sforare tutti i tetti di spesa, quella che in futuro ci impedirà di fornire a tutta la popolazione una sanità di buon livello.

Basta con il perfezionismo medico, con il voler evitare il rischio a tutti i costi, basta anche con le esigenze irragionevoli e illimitate degli utenti. Una medicina sostenibile è fatta principalmente di prevenzione, di responsabilità individuale, di cure basate più sulla conoscenza e sull'attenzione alle persone che su costosissime tecnologie, che spesso non migliorano la qualità della vita dei pazienti che contribuiscono a salvare.

Occorre che la medicina provveda a modificare al più presto il proprio attuale modello, le aspettative che ingenera nel pubblico, l'allocazione delle risorse. Soprattutto occorre un marcato cambiamento di orientamento culturale.

Una medicina sostenibile non si concentra esclusivamente sulla guarigione delle malattie acute, ma considera l'infermità, la vecchiaia e la morte come eventi naturali, non come nemici da combattere, si rivolge più alla salute delle popolazioni che ai problemi dei singoli individui, si preoccupa di fornire a tutti un'assistenza dignitosa, non il massimo possibile. Una medicina economicamente e umanamente compatibile non si preoccupa principalmente di trapianti d'organo, di interventi chirurgici a cuore aperto, di dialisi o della ricerca per sconfiggere il cancro, ma dedica tempo, energie e risorse alle cure palliative, all'assistenza ai malati cronici, ad arrecare in tutte le occasioni possibili sollievo e conforto.

L'autore invita poi a fare attenzione al liberismo e all'ideologia del mercato applicati alla medicina. La medicina moderna contribuisce a creare posti di lavoro e profitti, anche per questo è fatta oggetto di tante attenzioni nelle società commerciali. Quando l'obiettivo si sposta dalla salute delle popolazioni ai profitti, è facile che si creino delle pericolose distorsioni. L'esempio degli Stati Uniti, il sancta sanctorum della medicina tecnologica e dell'economia di mercato, dimostra come la privatizzazione delle cure sanitarie faccia lievitare le spese, anziché contrarle ed escluda gran parte dei cittadini dalla possibilità di farsi curare adeguatamente.

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Pagina aggiornata il 09.07.07
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