Giovanni Mariotti, Dizionario del libertino, Mondadori, 1981

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Mi intrattengo con me stesso di politica, d'amore, di gusto e di filosofia; abbandono il mio spirito a tutto il suo libertinaggio; lo lascio libero di seguire la prima idea saggia o folle che si presenta, come si vedono nel viale di Foy i nostri giovani dissoluti seguire i passi di una cortigiana dall'aria sventata e dal viso ridente, con l'occhio vivace e il naso all'insù, lasciare questa per un altra, fermarle tutte senza fermarsi con nessuna. Le mie idee sono le mie puttane.
Denis Diderot

Già la strepitosa, scanzonata, irriverente epigrafe la dice lunga su questo libro e invoglia alla lettura. Prezzolini, robusto autodidatta, di quelli ormai introvabili nel nostro mondo di devitalizzata omogeneizzazione scolastica, scriveva, in Saper leggere, che la cultura personale la si forma anche su giornali e periodici. 

Mariotti è appunto questo, un' eccezionale guida, che ci insegna le verità più profonde, mantenendo nascosta la profondità alla superficie, come se lui e il lettore stessero giocando.
Giornalista e scrittore di indubbie qualità, Mariotti non confeziona articoli o recensioni, bensì piccoli gioielli di saggezza e piacere letterario. Sulla "Repubblica", sull'"Espresso", sull'"Europeo", sul "Corriere della sera". Questo libro costituisce appunto una raccolta di questi scritti. 

Lo scrittore toscano è stato, per me, l'iniziatore ai misteri e ai piaceri della cultura e della lettura, il maestro di pomeriggi lenti e oziosi, con la sua levità, il distacco sereno e scettico, il sorriso ora gioioso ora amaro, in un'epoca di esagitati e fanatici, di estremismi e ideologie totalizzanti. 

Una prosa, la sua, spassosa e beffarda, colta e prospetticamente profonda. Mariotti, partendo magari da un particolare futile, in apparenza effimero, giudica il presente prendendo le mosse dai secoli d'oro, ci intrattiene su antichi cinesi e classici giapponesi, filtra l'attualità attraverso la lente dei grandi. 

Memorabili le pagine su Montaigne e su Fourier, la difesa della pornografia in un mondo di ipocriti, o quelle sue ammissioni di indolenti debolezze che ce lo rendono, da subito, simpatico, in un'epoca di contemporanei palestrati e levigati. 
Nel suo libro si respira la libertà di una coscienza coltivata.

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