Herbert Marcuse, Saggio sulla liberazione, Einaudi, 1969

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Herbert Marcuse è stato un "cattivo maestro".

Penso che quelli della mia generazione (espressione roboante e cantautorale, ma non me ne viene al momento una più acconcia), i più inquieti e individuati almeno, abbiano immolato qualche pezzo importante della propria vita (gli studi, la carriera, spesso un penoso girare a vuoto che ha comportato un incommensurabile spreco di tempo e di energie) sull'altare delle idee del professore "francofortese", che impartiva il suo verbo dalle università statunitensi.

E' poi abbastanza comprensibile e "tipico" che la gioventù si infatui per teorie che promettono di "rinnovare" il mondo.
Ed è stato così anche per me, che ora ne recito il "mea culpa", una rivoluzione tutta mentale s'intende, vissuta all'interno del ristretto spazio del proprio fragile, vulnerabile e irrequieto cervello.

E così non poteva che essere, nel profondo Nord, nella provincia più silenziosa e assonnata, dove ogni idea nuova era soffocata da un implacabile e pervasivo conformismo.

Marcuse, considerato uno dei guru dei movimenti di protesta del '68 e del '77, sapeva nei suoi testi condurre una critica serrata dell'esistente, una disamina impietosa e radicale delle opulente società occidentali. E' questo il filo conduttore dei memorabili Eros e civiltà e L'uomo a una dimensione.

Ci avrebbero pensato i nuovi soggetti rivoluzionari a mettere in crisi l'establishment, a far implodere il capitalismo inchiodandolo alle sue contraddizioni, come spiega il canuto docente in Saggio sulla liberazione, che tra i libri di Marcuse è forse quello che ho letto con maggiore trasporto.
Basta con la produzione a tutti i costi, con la repressione degli istinti, con la mutilazione dell'uomo, con la mortificazione dell'individuo e del principio del piacere.

Sappiamo tutti, poi, come è andata a finire. Il capitalismo ha vinto. Il prosaico dovere ha dimostrato un fascino irresistibile, a volte superiore a quello del libertino e giocoso piacere; la vita, soprattutto,  non può essere assolutamente ridotta alla sola, povera dialettica piacere/dolore.

Nonostante ciò, i libri del teorico tedesco continuano a promanare un'irresistibile energia, quella che si accompagna all'enunciazione di alcune verità; molte sue analisi dell'esistenza occidentale rimangono efficaci e costituiscono ancora il fondo culturale dei movimenti di protesta; abbiamo in molti la sensazione che, se pure è finito il tempo delle rivoluzioni, le nostre vite sarebbero più ricche se la società si modellasse secondo valori diversi da quelli, aggressivi, attualmente abbracciati. Se un sano riformismo tenesse conto, almeno e soltanto in parte, dell'utopia di Marcuse.

I libri di Herbert Marcuse

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