Herbert Marcuse è stato un "cattivo
maestro".
Penso che quelli della mia generazione (espressione
roboante e cantautorale, ma non me ne viene al momento una
più acconcia), i più inquieti e individuati almeno,
abbiano immolato qualche pezzo importante della
propria vita (gli studi, la carriera, spesso un
penoso girare a vuoto che ha comportato un
incommensurabile spreco di tempo e di energie)
sull'altare delle idee del professore
"francofortese", che impartiva il suo verbo
dalle università statunitensi.
E' poi abbastanza comprensibile e "tipico"
che la gioventù si infatui per teorie che promettono
di "rinnovare" il mondo.
Ed è stato così anche per me, che ora ne recito il
"mea culpa", una rivoluzione tutta mentale
s'intende, vissuta all'interno del ristretto spazio
del proprio fragile, vulnerabile e irrequieto
cervello.
E così non poteva che essere, nel profondo Nord,
nella provincia più silenziosa e assonnata, dove
ogni idea nuova era soffocata da un implacabile e
pervasivo conformismo.
Marcuse, considerato uno dei guru dei
movimenti di protesta del '68 e del '77, sapeva nei
suoi testi condurre una critica serrata
dell'esistente, una disamina impietosa e radicale
delle opulente società occidentali. E' questo il
filo conduttore dei memorabili Eros e civiltà
e L'uomo a una dimensione.
Ci avrebbero pensato i nuovi soggetti
rivoluzionari a mettere in crisi l'establishment,
a far implodere il capitalismo inchiodandolo
alle sue contraddizioni, come spiega il canuto
docente in Saggio sulla liberazione, che tra
i libri di Marcuse è forse quello che ho letto con
maggiore trasporto.
Basta con la produzione a tutti i costi, con la
repressione degli istinti, con la mutilazione
dell'uomo, con la mortificazione dell'individuo e del
principio del piacere.
Sappiamo tutti, poi, come è andata a finire. Il
capitalismo ha vinto. Il prosaico dovere ha
dimostrato un fascino irresistibile, a volte
superiore a quello del libertino e giocoso piacere;
la vita, soprattutto, non può essere assolutamente ridotta alla
sola, povera dialettica piacere/dolore.
Nonostante ciò, i libri del teorico tedesco
continuano a promanare un'irresistibile energia,
quella che si accompagna all'enunciazione di alcune
verità; molte sue analisi dell'esistenza occidentale
rimangono efficaci e costituiscono ancora il fondo
culturale dei movimenti di protesta; abbiamo in molti
la sensazione che, se pure è finito il tempo delle
rivoluzioni, le nostre vite sarebbero più ricche se
la società si modellasse secondo valori diversi da
quelli, aggressivi, attualmente abbracciati. Se un
sano riformismo tenesse conto, almeno e soltanto in parte, dell'utopia di Marcuse.
I
libri di Herbert Marcuse