Alessandro Manzoni nasce il
7 marzo del 1785
La madre, Giulia Beccaria, è una delle figlie di quel Cesare Beccaria,
autore del famoso Dei delitti e delle pene, uno dei libri-manifesto
dell'Illuminismo europeo.
Giulia è una bella donna,
intelligente e dal carattere forte. Date le proprie precarie condizioni
economiche, viene spinta dal padre e da Pietro Verri a sposare un vedovo
quarantaseienne dal carattere ombroso e conservatore, don Pietro Manzoni.
Il matrimonio durerà poco. Dopo tre anni nasce Alessandro, dopo sette
lei abbandona il marito e va a Parigi, col ricco, bello e aristocratico
Carlo Imbonati.
Alessandro, che nel frattempo è stato allevato dalla balia, in casa
di contadini, viene affidato al padre, che lo lascia volentieri alle
cure dei Padri Somaschi, nel collegio di Merate ("un sozzo
ovile" lo definirà anni dopo l'autore de I Promessi Sposi).
Quando Giulia ha quarantatre anni e lui diciannove, muore Imbonati.
Alessandro si ricongiunge a Parigi con la madre che decide di mutar
vita, convertendosi al cattolicesimo. Artefici della svolta religiosa di
Giulia Beccaria, che abbandona la vita mondana cui era abituata da
tempo, sono l'abate Degola e l'abate Tosi.
I rapporti fra madre e figlio,
prima segnati dall'indifferenza di lei, si fanno ora stretti e
affettuosi e così continueranno per il resto dell'esistenza. È la
stessa madre che anni più tardi gli troverà moglie, quell'Enrichetta
Blondel , che abbandona per amore del marito la propria religione,
calvinista protestante, per abbracciare il cattolicesimo, in contrasto
aperto, ma sofferto, con la propria famiglia di origine.
Dal matrimonio di Enrichetta e Alessandro nascono molti figli, alcuni
dei quali muoiono precocemente. Enrichetta ha un carattere dolce e
remissivo e una salute fragile. Il sodalizio fra Giulia, Alessandro e
Enrichetta continuerà tenace e sereno per molti anni fino alla morte della
Blondel, poco più che quarantenne.
Manzoni si risposa, prendendo in moglie Teresa Borri, vedova del
conte Decio Stampa,
anch'essa indicatagli dalla mamma.
Tra suocera e nuora, però, i
rapporti diventano presto burrascosi: Giulia, un tempo nume tutelare di
casa Manzoni, è costretta a ritirarsi nelle proprie stanze.
Teresa è tirannica, imperiosa e tiene tutti proni ai suoi voleri usando
i propri disturbi e la malferma salute.
Manzoni, tuttavia, le
rimarrà sempre al fianco con affetto, forse un po' attenuato negli ultimi anni della sua vita, quando manifesta soltanto
un'indulgente condiscendenza per le malattie della moglie.
I figli, specialmente i maschi, non sono di conforto per lo
scrittore. Enrico si butta in affari azzardati e perde tutto, riducendosi
a chiedere continuamente sostegno economico al padre, per lui e la sua
numerosa famiglia. Filippo studia giurisprudenza di malavoglia, in
compenso spende con larghezza, come il fratello, e finisce in prigione
per debiti. La figlia Giulietta va in sposa a Massimo d'Azeglio,
pittore, scrittore, uomo d'azione, che
gode della stima di Manzoni per il suo carattere aperto e gioviale, e per la sua intraprendenza.
Manzoni ne ammira disinvoltura mondana, che a lui difetta: egli
sonare, egli cantare, egli ballare, cavalcare, giocar di scherma, di
bigliardo, di carte.
Aiuta il genero nella revisione del romanzo
storico Ettore Fieramosca, che ebbe ai tempi grande
successo.
Purtroppo il matrimonio non è felice. Giulietta, forse a ragione, è gelosa e,
orgogliosa, si lamenta delle
ristrettezze in cui la fa vivere il marito. Oramai insofferente, quasi
per risarcirsi, spende molti denari
nell'acquisto di mobili. Lui si rifugia nei suoi molteplici
interessi, la pittura, le donne, gli amici.
Quando Giulietta muore di "tabe mesenterica" a ventisei
anni, soltanto un mese dopo d'Azeglio si risposa. Ciò provoca dei
dissapori con Alessandro che si appianeranno negli anni.
Tra i figli dello scrittore, soltanto Pietro manifesta un'indole riflessiva,
docile, quasi sottomessa.
Diventa la spalla su cui si appoggia Alessandro, cura le edizioni dei suoi
libri, amministra i possedimenti di famiglia.
Alessandro Manzoni muore nel 1873, il 22 di maggio, alle sei di
sera: uscito dalla messa, batte la testa sui gradini della chiesa di
San Fedele. Non si riprenderà più
Il ritratto che la Ginzburg ci fornisce di Manzoni in questo libro è
quello di un uomo sensibile, intelligente, profondo, animato dalla fede e
dall'amore verso il prossimo. Una persona vulnerabile, che, soffrendo di
vertigini e agorafobia, abbisogna sempre di qualcuno che lo accompagni
in tutte le occasioni in cui esce di casa. Non conosce veramente mai
il padre, troppo distante e all'antica, e la cosa lo condizionerà al punto
che persino i personaggi del suo romanzo più famoso, I Promessi
Sposi, sono praticamente orfani di padre. Figure paterne diverranno
nel corso della sua vita Imbonati, Fauriel e Rosmini.
Tuttavia mai fa mancare il suo appoggio morale ed economico e i suoi
sinceri e generosi consigli ai figli, anche quando gli procurano
cocenti amarezze.
Schivo del clamore della folla e della facile fama, eletto deputato,
rifiuta l'incarico perché si considera un utopista e un irresoluto, oltre a
vergognarsi un po' della propria balbuzie.
Durante la sua esistenza godette dell'amicizia di persone eminenti
nell'ambito delle lettere e del pensiero: Tommaso Grossi, Cesare Cattaneo,
Cesare Giusti, l'abate Rosmini.
La propria straordinaria eloquenza, Manzoni la riversava nelle
conversazioni in privato con gli amici: egli conversava con
visibile piacere: era arguto; raccontava mille cose; aveva una
portentosa memoria.
La Ginzburg si propone, con questo libro, di fare un ritratto
dell'intera famiglia Manzoni, senza fare di Alessandro la figura
principale. Fortunatamente non le riesce anche perché la personalità
dello scrittore è preponderante sulle altre per ingegno e
sollecitudine umana.
La biografia della Ginzburg, costruita principalmente sulla lettere e
sulle testimonianze dirette dei protagonisti, è piacevole nel
ricostruire un'epoca in cui la comunione fra le persone si fondava sulla
corrispondenza epistolare, le famiglie erano numerose e i loro affanni,
tuttavia, non erano molto diversi da quelli di oggi.
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