Paolo Cornaglia-Ferraris, Eugenio Picano, Malati di spreco. Il paradosso della sanità italiana, Laterza, 2004

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copertina"La moderna medicina spreca immense risorse. Miliardi di esami inutili, milioni di terapie inappropriate, centinaia di migliaia di interventi chirurgici evitabili, troppe intelligenze sacrificate. Questa è la ragione vera per la quale la sanità costa sempre di più e diventa insostenibile.
[...] È lo spreco che rende impossibile cure gratuite per tutti. Perché siamo tutti malati di spreco: allo spreco siamo stati allevati come medici e come pazienti".
(da pagina 7 della prefazione)

Si calcola che lo spreco nella sanità italiana arrivi al 30-40% della spesa totale.

Lo spreco comincia già dalla selezione del personale. Una cattiva organizzazione, caratterizzata da nepotismo e difesa di privilegi quasi feudali, porta molti eccellenti professionisti, che si sono formati in Italia, a cercare lavoro all'estero. Si tratta della famigerata "fuga di cervelli", una piaga italiana che sottrae alla cura dei pazienti e alla ricchezza della nazione una delle risorse più importanti: l'intelligenza e la competenza professionali. Sarebbe come se una squadra di calcio partecipasse al campionato, mandando in campo i brocchi e tenendo i campioni in panchina. 
Senza ricercatori ben selezionati e retribuiti, è inevitabile che la ricerca italiana in campo medico langua, salvata soltanto da qualche eroe di incomparabile tenacia e creatività.

I medici, poi, prescrivono troppi farmaci, per terapie spesso irrazionali, inutili, costose, quando non dannose. Nessun farmaco è innocuo, mentre le reazioni avverse sono sempre possibili e pericolose. 
Pochi farmaci vengono prescritti sulla base di chiare evidenze scientifiche di efficacia. 
Molte terapie, pubblicizzate dai giornali come la panacea per tutti i mali, si rivelano di difficile applicazione; è il caso, per esempio, della terapia genica, che rimane ancor oggi un miraggio.

L'industria farmaceutica è costantemente alla ricerca di nuovi prodotti da lanciare sul mercato, con lo scopo di realizzare profitti sempre più elevati. Servendosi degli informatori medico-scientifici, per altri versi preziosa fonte di aggiornamento per il medico, la grande industria fa pressione sui clinici affinché prescrivano le nuove molecole, talvolta più inefficaci di quelle che già esistono sul mercato. Si instaura di frequente una spirale di autentica corruzione, mentre la prescrizione di farmaci generici, efficaci e poco costosi, viene ostacolata perché poco redditizia.

Anche sul fronte delle indagini diagnostiche le cose non vanno meglio. Il paziente, esigente, ma non di rado addirittura arrogante e aggressivo, considera miglior medico quello che prescrive batterie di esami, spesso del tutto inutili, ma costosi. La richiesta di esami non andrebbe, invece, sparata a caso: ogni ricorso al laboratorio o alla radiologia dovrebbe essere supportato da una precedente ipotesi diagnostica ben formulata.

Ecco allora che il paziente non solo si sottopone a costosi esami del sangue, ma ricorre alle lastre e alla medicina nucleare con sempre maggior frequenza. Su questo punto gli autori insistono particolarmente: i raggi X, l'uso di radioisotopi e la Tac sono esami che comportano dei rischi per la salute del paziente, rischi che medico e cliente tendono a sottostimare pericolosamente. Una Tac torace, per esempio, comporta un rischio corrispondente "al rischio di morire di cancro o di cuore dopo aver fumato circa 700 sigarette".

Senza contare che questa frenetica attività diagnostica (e terapeutica) comporta lo smaltimento di rifiuti che inquinano pesantemente l'ambiente. Quando si stila un bilancio delle attività che promuovono la salute, bisognerebbe con lungimiranza mettere in conto che esiste un vero e proprio inquinamento sanitario, il cui prezzo rischiamo di far pagare irresponsabilmente anche alle prossime generazioni. 

Intanto, la possibilità di ricorrere a indagini diagnostiche sempre più potenti e sofisticate ha prodotto un allontanamento del medico dal paziente, una mortificazione della clinica, un impoverimento del rapporto umano, che quasi mai si traduce in un beneficio per la salute del malato. 

Infine, la crescente medicalizzazione delle nostre vite e il prevalere dell'interesse privato su quello pubblico producono una miriade di ricoveri inappropriati che, malgrado i progressi dell'economia e dell'organizzazione sanitaria, continuano a riempire le corsie di persone che potrebbero essere curate meglio e con minor costo al proprio domicilio.

L'appello a un maggior senso di responsabilità, che conclude il libro, temo rimarrà tristemente inascoltato.

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Pagina aggiornata il 03.03.07
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