L'ideale politico di Machiavelli
è la repubblica. Alla base del suo discorso c'è una concezione che sta
alla base del Rinascimento: l'uomo è sempre lo stesso per natura, le
sue componenti naturali sono sempre le stesse (concezione naturalistica
dell'uomo), cambiano soltanto le circostanze: si possono perciò porre delle leggi che regolino il
comportamento umano. Essendo l'uomo fondamentalmente egoista, l'ideale
guida degli stati è rappresentata dal principe. Si tratta in qualche
modo di una contraddizione, poiché anche il principe è un uomo, che
non sfugge ai limiti umani.
Machiavelli ribadisce l'impegno del letterato nella vita politica.
Arriva a una concezione pessimistica.
Nel Machiavelli avvertiamo la cultura classica e l'osservazione
personale. Il pensiero di Machiavelli passa attraverso due fasi. C'è il
fatto significativo della sua partecipazione alla vita politica del
tempo. Egli è un continuatore dell'umanesimo civile. Il servizio che
egli prestò presso la repubblica fiorentina gli permise di osservare
attentamente la vita politica. Da una parte egli constata che esistono
delle monarchie nazionali molto forti, mentre in Italia, c'è un
frazionamento di staterelli. Egli denuncia inoltre la crisi della
milizia mercenaria, auspicando la nascita di una milizia
cittadina.
Il fatto più significativo è che Machiavelli sia considerato il
fondatore della scienza politica. Per lui è scienza perché è staccata
dalla morale e dalla religione. Per il comportamento morale, il fine è
il giusto. Il fine della religione è il bene. Il comportamento politico
ha come fine l'utile, l'utile dello stato. Per la prima volta,
Machiavelli fa della politica una scienza autonoma.
(v.s.
23-12-2004)