Filosofo del Seicento. Esprime
fiducia nelle possibilità dell'uomo.
Locke crede nell'esperienza.
Critica l'innatismo, le idee innate (idea di Dio, del bene e del male,
ecc.). Egli critica il fatto che ci siano delle idee che valgono per
tutti. Locke nutre invece una grande fiducia nelle idee matematiche.
A lui interessa la psicologia, lo studio dell'uomo. Per la prima
volta ci si interessa dell'animo umano in modo meno teorico.
Se ci fossero delle idee innate anche gli idioti e i bambini sarebbero
coscienti. Se sono nel loro intelletto queste idee vengono capite.
Nell'intelligenza, infatti, nulla vi è presente che non sia capito.
Queste idee innate dovrebbero dunque manifestarsi in tutti, anche in
coloro che meno sono condizionati dalla società.
È vero che alcune regole morali (verità, giustizia) sono
riconosciute da tutti. Non si tratta però di idee innate, in quanto
ognuno può avere un concetto diverso di verità e giustizia.
Anche la ricerca del bene e della felicità non è un'idea innata,
perché è un istinto che deriva all'uomo dall'ambiente.
Le regole morali devono scaturire dall'esperienza. Tutte le idee,
che noi consideriamo innate, hanno bisogno di una spiegazione, quindi
non sono innate. "Il mio unico fine è la verità"
dice Locke.
"Ognuno possiede soltanto ciò che realmente conosce e
riesce a comprendere. Tutto ciò che è oggetto di semplice credenza
ed è accolto sulla fede degli altri, non è che un insieme di
frammenti, i quali pur avendo il loro valore nella totalità del pezzo
a cui appartengono non recano alcun considerevole vantaggio a coloro
che li raccolgono. Questa ricchezza simile a una moneta incantata,
anche se fosse oro nelle mani di colui da cui si riceve, diviene
soltanto carta e polvere non appena si cerchi di farne uso".
Lo spirito, la mente umana, sarebbero per Locke una sorta di
"tabula rasa". Le idee derivano dall'esperienza, che è
"il fondamento di ogni nostra conoscenza"; ciò che fornisce
alla nostra intelligenza tutti i materiali del pensiero è la nostra
osservazione, che si esercita o sugli oggetti esteriori o sensibili o
sulle interiori operazioni dello spirito da noi percepite e fatte
oggetto di riflessione.
Queste sono le due fonti della conoscenza, dalle quali scaturiscono
tutte le idee che abbiamo o che possiamo naturalmente avere.
La riflessione e la sensazione fanno parte dell'esperienza. Il
primo strumento della conoscenza è la sensazione, per cui l'uomo
viene a contatto con la realtà.
L'altro strumento di cui ci serviamo per la conoscenza è la
riflessione. Si tratta di una fonte interiore.
Esistono due tipi di idee: non esistono le idee innate, ma esistono le
idee semplici e quelle composte.
"Queste idee semplici, che sono i materiali di ogni nostra
conoscenza sono suggerite e fornite allo spirito soltanto attraverso
la sensazione e la riflessione. Una volta che l'intelligenza si sia
provveduta di queste idee semplici essa ha il potere di ripeterle, di
confrontarle, di unirle insieme con una varietà quasi infinita e di formare
in tal modo, a piacer suo, nuove idee complesse.
Ma neppure l'ingegno più alto e l'intelligenza più larga, hanno il
potere di inventare o forgiare nello spirito una sola nuova idea
semplice, che non provenga dalle due vie prime ricordate; così come
non c'è nell'intelligenza alcuna forza, capace di distruggere le idee
già presenti nell'anima. Il dominio che l'uomo ha su questo piccolo
mondo della sua intelligenza è pressappoco lo stesso di quello che
egli esercita nel grande mondo delle cose visibili, nel quale il suo
potere, per quanto adoperato con arte e abilità si riduce in ultima
istanza alla possibilità di comporre e dividere i materiali che sono
a portata di mano essendo negata all'uomo la capacità di produrre la
minima particella di materia nuova o di distruggere un solo atomo di
ciò che già esiste".
Le idee complesse rappresentano le risultanti delle idee semplici.
Le idee complesse non possono esistere di per se stesse. Le idee di
relazione sono quel tipo di idee che mette in relazione un'idea con
l'altra.
(v. s. 19-12-2004)