Miro Silvera, Libroterapia. Un viaggio nel mondo infinito dei libri, perché i libri curano l'anima, Salani, 2007

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copertinaI libri sono terapeutici? Per esperienza personale non ho remore a rispondere di sì. Quando tutto nella società odierna sembra costituire una terapia, sorprende che proprio i libri vengano citati come possibili rimedi soltanto ricorrendo a un tono sommesso e catacombale.

La verità è che in Occidente si è costituita una lobby professionale che tende a farsi pagare a caro prezzo le proprie consulenze, una schiera di esperti che cerca con insistenza di piazzare sul mercato, magnificandola, la propria mercanzia, non disdegnando di ricorrere, per raggiungere il proprio obiettivo, a una propaganda  terroristica e cercando di convincere ciascuno di noi che, senza l'esperto di turno, siamo del tutto incompetenti ad affrontare la vita.

Il libro è un concorrente temibile: costa relativamente poco, è facilmente accessibile, è sempre a disposizione e non esige, nel caso si tratti di un libro "buono", obbedienza cieca. L'unica arma che rimane all'esercito di professionisti che ambiscono occuparsi di ogni sfera della nostra esistenza è quindi di svalutarlo.

Diciamolo allora forte e chiaro, fuori dai denti: il libro può essere un farmaco e leggere costituisce anche una terapia. Fallibile, come tutte le altre.

Mi sembra sia la tesi che propone anche Miro Silvera in questo libro, con leggerezza e ironia, senza fanatismi e senza prendersi troppo sul serio.

I libri curano lo stress, la malinconia, il mal d'amore, le paure, l'insoddisfazione sessuale, le infanzie infelici, le insidie della vecchiaia, riconciliano con la vita, aiutano a essere più produttivi e creativi sul lavoro. La poesia trasforma le tragedie personali in balsami capaci di lenire le ferite. Per la sua consistenza materiale, il libro può essere addirittura usato come rimedio pratico per esercitarsi nel migliorare il portamento, per fare step o come mezzo di difesa personale.

Triste è l'esistenza del non lettore, la cui anima avvizzisce, prigioniera del consumismo e del luogo comune, angosciata e stordita dagli incubi televisivi.

Seguiamo dunque il saggio consiglio di un'amica dell'autore: "Piuttosto che diventare schiava del Librium, mi prendo un libro".

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Pagina aggiornata il 06.02.08
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