I
libri sono terapeutici? Per esperienza personale non ho remore a
rispondere di sì. Quando tutto nella società odierna sembra costituire
una terapia, sorprende che proprio i libri vengano citati come possibili
rimedi soltanto ricorrendo a un tono sommesso e catacombale.La verità è che
in Occidente si è costituita una lobby
professionale che tende a farsi pagare a caro prezzo le proprie consulenze,
una schiera di esperti che cerca con insistenza di piazzare sul mercato, magnificandola, la propria mercanzia, non
disdegnando di ricorrere, per raggiungere il proprio obiettivo, a una
propaganda terroristica e cercando di convincere ciascuno di noi
che, senza l'esperto di turno, siamo del tutto incompetenti ad
affrontare la vita.
Il libro è un concorrente temibile: costa relativamente poco, è
facilmente accessibile, è sempre a disposizione e non esige, nel caso si
tratti di un libro "buono", obbedienza cieca. L'unica
arma che rimane all'esercito di professionisti che ambiscono occuparsi di
ogni sfera della nostra esistenza è quindi di svalutarlo.
Diciamolo allora forte e chiaro, fuori dai denti: il libro può essere
un farmaco e leggere costituisce anche una terapia. Fallibile, come tutte le altre.
Mi sembra sia la tesi che propone anche Miro Silvera in questo libro,
con leggerezza e ironia, senza fanatismi e senza prendersi troppo sul
serio.
I libri curano lo stress, la malinconia, il mal d'amore, le paure,
l'insoddisfazione sessuale, le infanzie infelici, le insidie della
vecchiaia, riconciliano con la vita, aiutano a essere più produttivi e
creativi sul lavoro. La poesia trasforma le tragedie personali in
balsami capaci di lenire le ferite. Per la sua consistenza materiale, il
libro può essere addirittura usato come rimedio pratico per esercitarsi nel
migliorare il portamento, per fare step o come mezzo di difesa personale.
Triste è l'esistenza del non lettore, la cui anima avvizzisce,
prigioniera del consumismo e del luogo comune, angosciata e stordita
dagli incubi televisivi.
Seguiamo dunque il saggio consiglio di un'amica dell'autore: "Piuttosto
che diventare schiava del Librium, mi prendo un libro".