Lucio Coco, La lettura spirituale, Edizioni Sylvestre Bonnard, 2005

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copertinaFantasticando di possibili esistenze che mi sarebbe piaciuto condurre, se fossi nato in un'altra epoca storica, quella del monaco mi è spesso sembrata una delle più seducenti. Lavoro, studio e preghiera mi sembrano una delle ripartizioni del tempo quotidiano meglio assortite e più sagge.

Ne ho avuto la riprova leggendo questo splendido volume di Lucio Coco, che antologizza il meglio della scrittura cristiana tra Medioevo ed età moderna. Gli autori dei brani raccolti nel libro sono: David d'Augusta, Bernard de Besse, Humbert de Romans, Anonimo dello Speculum Inclusorum, Gerhard Zerbolt, Jean Gerson, Giovanni da Spira, Jean Mauburne, Giovanni Tritemio, Garcia Jimenez de Cisneros, Luis de Granada, Barolomeo Ricci, Alonso Rodriguez, Diego Alvarez de Paz e Giulio Negroni, gesuita italiano del XVI secolo, cui è affidato l'ultimo e più lungo capitolo dell'antologia, il magistrale La lettura privata dei libri spirituali.

Un libro davvero terapeutico, da centellinare in quieti pomeriggi invernali, o la sera, prima di addormentarsi. Capace di liberare dagli affanni e dalle fatiche quotidiane, di donare serenità e benessere, di conciliarci con la vita e con noi stessi.

Un libro da cui anche il lettore laico e secolarizzato può trarre splendidi insegnamenti sulla difficile, ma fruttuosa arte del leggere. 
Sempre ci devono essere nelle nostre giornate, - ci raccomandano i nostri maestri cristiani -, un tempo e uno spazio da dedicare alla lettura, che va condotta lentamente, fermandosi spesso a meditare. Nel Medioevo, anzi, si consigliava di ritornare più volte col pensiero, durante le attività della giornata, sui brani letti, di "ruminare" cioè, proprio come fanno le mucche, il cibo spirituale assorbito con le letture. Il buon lettore non deve assecondare l'avidità di leggere troppi libri, ma concentrare le proprie energie su pochi testi ben assimilati e meditati. Il rischio altrimenti è di affaticarsi inutilmente e di perdere la propria strada. Allo stesso modo, il lettore preferirà libri semplici e chiari, perché "la lettura delle cose difficili affatica l'animo più debole, non lo ristora, infrange l'attenzione, ottunde i sensi e l'intelligenza".

La lettura è un dolce farmaco i cui effetti benefici si fanno sentire anche a distanza di anni. Il lettore avveduto si annoterà i passaggi più significativi degli scrittori che lo hanno colpito per non disperdere tesori di saggezza. E privilegerà l'utilità della lettura ai fini dell'acquisizione della sapienza, piuttosto che l'eleganza e la ricercatezza delle frasi, il contenuto rispetto alla forma.
Infine al lettore non è sufficiente assimilare buoni principi, ma è necessario che li metta in pratica, altrimenti la lettura risulta essere un esercizio vano.

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Pagina aggiornata il 16.12.07
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