Conoscevo
Todorov come autore di rigorosi saggi teorici sulla
letteratura. I miei scaffali domestici ne ospitano qualcuno: il volume da
lui curato sui formalisti russi, quello sulla poetica della prosa e un
libro sui generi del discorso. Testi un po' faticosi, leggiucchiati a
spizzichi e bocconi, con scarso profitto.
E' stata perciò per me una piacevolissima sorpresa leggere La
letteratura in pericolo, un volume di sole 84 pagine bellissimo, di
una chiarezza degna di un classico, capace di mettere a soqquadro per
molti anni a venire il mondo delle lettere, in special modo quello
accademico.
Todorov confessa che il suo interesse per la teoria letteraria è stato
indotto dalla necessità di occuparsi di argomenti neutri, non censurabili
dalla dittatura comunista che governava la Bulgaria all'epoca della sua
giovinezza. Venuta meno la censura ideologica, oggi Todorov ha maturato
una visione diversa della letteratura, che in parte costituisce una
radicale presa di distanza dal suo precedente lavoro.
Le tesi esposte da Todorov nel suo luminoso saggio sono che l'eccessivo
sviluppo della teoria letteraria sta uccidendo la vera letteratura. I
mezzi hanno soppiantato i fini e i critici accademici, con le loro teorie
spesso astruse, stanno ormai oscurando scrittori, narratori e poeti.
La letteratura, invece, fornisce una conoscenza viva che non deve
essere soffocata dagli apparati e dalle tecniche dei critici. Le teorie
letterarie possono essere ancora utili, ma non devono mai oscurare la
carica di verità che possiedono le grandi opere, i romanzi di Cervantes,
Dostoevskij, Proust, i testi teatrali di Sofocle o di Shakespeare, la
poesia di Dante.
La letteratura, secondo Todorov, non può essere rinchiusa in un
recinto di specialisti, riguarda tutti noi, in quanto esseri umani.
Inoltre, come somma conoscenza dell'uomo, la letteratura dovrebbe entrare
a far parte del patrimonio culturale e umano di tutti i professionisti, in
particolar modo di coloro che si occupano degli altri, medici, avvocati,
psicoterapeuti, operatori sociali.
La conoscenza psicologica e sociale, contenuta nelle grandi opere
letterarie, non ha, infatti, niente da invidiare, secondo Todorov,
alle massime teorizzazioni nel campo della psicologia e della sociologia.
Oggi l'istruzione dei ragazzi, già dalle scuole dell'obbligo,
mortifica lo studio e la conoscenza della letteratura in faticosi quanto
sterili esercizi di analisi dei testi che trascurano del tutto il
significato profondo delle opere letterarie. Quello che si impone oggi agli
studenti è lo studio della critica, non la lettura diretta dei testi
letterari più rappresentativi. Gli studi letterari universitari producono
ormai soltanto insegnanti di lettere. Il risultato è che molti giovani
disertano, sempre più in massa, gli studi umanistici, perché, così
ridotti, risultano per loro privi di attrattiva.
La scuola dovrebbe invece promuovere una concezione della letteratura
intesa come studio dell'uomo e della condizione umana, come strumento per
conoscere meglio se stessi e il mondo, come modo per vivere più consapevolmente
e intensamente.
La letteratura dovrebbe e potrebbe costituire per ciascuno di noi una
grande occasione di comprensione e di trasformazione. La sua valenza
educativa è perciò insostituibile.
Sono forse tesi semplici, quelle esposte da Todorov, vicine alle
concezioni del lettore comune appassionato. Sono sicuro, tuttavia, che del
suo strepitoso libro si discuterà molto anche in futuro. Un testo
epocale, da non far mancare alla propria biblioteca.
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