Dubito che tutte le premesse
iniziali del saggio di Bloom, concernenti le
motivazioni alla lettura, mi trovino d'accordo,
soprattutto quella che dice Non cercare di
migliorare chi ti circonda tramite ciò che leggi o
il modo in cui lo leggi.
Per la verità, io credo che la lettura aiuti a
migliorare noi stessi e, di riflesso, gli altri, che
contribuisca, la lettura, a cambiare e rendere
migliore, tramite gli individui, il mondo. Illusioni
progressiste, le mie, rimasugli dell'ottocentesco
entusiasmo positivista.
Detto questo, ho trovato il libro di Bloom molto
bello.
Le sue preferenze letterarie sono anche le mie. Le
sue postille ai grandi libri (Don Chisciotte,
La Certosa di Parma, Delitto e castigo,
Ritratto di signora, Alla ricerca del tempo
perduto, La montagna incantata, i
racconti di Turgenev, Cechov, Hemingway, Borges e
Calvino) mi hanno aiutato ad ampliarne la
comprensione.
E questo mi sembra il compito principale della
grande critica letteraria: farci scoprire di un testo
quelle sfumature e quei significati che ci erano
sfuggiti, che avevamo trascurato a causa dei nostri
limiti culturali e della nostra sensibilità
imperfetta.
Il libro del critico americano, infine, prende in
considerazione non solo i testi narrativi, ma dedica
opportunamente, con la medesima, sconfinata
competenza e con il medesimo profitto per il lettore,
una sezione ciascuno del libro alla poesia e al
teatro, dove la parte del leone, come di consueto, la
fa l'amatissimo Shakespeare.
I
libri di Harold Bloom