"Nel lavoro non conta solo la produttività ma
anche la correttezza del titolare verso i propri
dipendenti.
In teoria, sul luogo di lavoro dovrebbero instaurarsi
rapporti tali da favorire la crescita qualitativa del
personale, garantendo ai dipendenti stabilità e
sicurezza e salvaguardando i loro diritti.
Se l'aspetto "umano" del rapporto di lavoro
viene trascurato, il personale troverà il modo di
riaffermarlo, spesso in modi poco vantaggiosi per l'azienda"
Si tratta di un volumetto colorato, traduzione
italiana di Supervising and Managing people,
illustrato da semplici disegni e fotografie, agile,
schematico, molto semplice, forse addirittura
elementare.
Tuttavia, sappiamo che nel campo del management non
bisogna dare nulla per scontato e anche
l'affermazione di verità semplici può contribuire
ad instaurare pratiche aggiornate, ancorché neglette.
Già i titoli dei brevi capitoletti del libro
richiamano l'attenzione su alcune questioni
fondamentali nella gestione del personale: come
valutare gli impiegati; la delega effettiva;
stabilire gli obiettivi; come agire in
caso di molestie sessuali; come affrontare
la violenza sul posto di lavoro; l'importanza
degli elogi; formare una squadra vincente;
assegnare mansioni di responsabilità; combattere
la demotivazione; stop ai prepotenti; risolvere
realmente i conflitti; dare potere agli
impiegati; gestire i cambiamenti.
Il clima del libro è quello di modernità e
rispetto, così diverso dalla realtà effettuale di
molte aziende.
Quella che si stigmatizza nel libro è una gestione
meccanica e indifferente delle risorse umane, o
peggio ancora autoritaria, che non può generare che
autentiche catastrofi organizzative.
Considerare i propri collaboratori come semplici
rotelle di un ingranaggio, o peggio ancora, come
ricettacolo delle proprie insoddisfazioni e
frustrazioni quotidiane, generalmente non porta a
grandi risultati.
Anche il management abbisogna di un'anima.