Harold Bloom, La saggezza dei libri, Rizzoli, 2004
(Titolo originale: Where Shall Wisdom Be Found?)

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copertina"Per scegliere che cosa continuare a leggere e insegnare, mi attengo soltanto a tre criteri: lo splendore estetico, il vigore intellettuale e la saggezza. Le pressioni della società e le mode giornalistiche possono anche oscurare, per un certo tempo, questi criteri; ma appunto, si tratta sempre di periodi limitati, e alla fine le opere che non riescono a trascendere il loro particolare contesto storico sono destinate a non sopravvivere". 
(H. Bloom, "Sapienza" in La saggezza dei libri)

La letteratura può essere fonte di saggezza. Anzi, la letteratura migliore è probabilmente quella che ci aiuta ad affrontare i traumi, i fallimenti e i lutti dell'esistenza.

Partendo dal profondo bisogno di comprensione insito nel cuore dell'uomo, Harold Bloom ci guida nell'esplorazione della letteratura sapienziale, che non parla all'accademia ma direttamente al lettore comune. E i protagonisti del bellissimo saggio del critico americano, uno fra i maggiori della nostra epoca, diventano Giobbe e L'Ecclesiaste, Platone e Omero, Cervantes e Shakespeare, Montaigne e Francesco Bacone, Samuel Johnson e Goethe, Emerson e Nietzsche, Freud e Proust. 

Bloom ci accompagna nella conoscenza delle opere di ciascun autore trattato, corredando il proprio commento con la trascrizione di significativi brani antologici.

La sapienza che ci viene insegnata dai libri è una sapienza non consolatoria, ma dura e acre, ironica e tragica. Una saggezza che ci insegna ad accettare i nostri limiti umani.

Una rivalutazione dei libri, quella operata da Bloom, una risposta affermativa alla ricorrente domanda: "Può la letteratura essere utile alla vita?". Perché, come scriveva Nietzsche, nel corso della storia umana, in fondo, "le più grandi idee sono gli eventi più grandi".

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Pagina aggiornata il 30.09.07
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