Giuseppe Lanzavecchia, Il lavoro di domani, Ediesse, 1996

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Spesso, in Italia, molti cercano lavoro, senza avere una professionalità e una preparazione specifica da spendere sul mercato o, qualora in possesso di una qualifica professionale, senza quell'atteggiamento propositivo che deve possedere chiunque voglia svolgere al meglio una qualsivoglia attività.

Lasciando da parte le strumentalizzazioni politiche, i rimedi proposti da Tremonti: inglese, impresa, informatica, costituirebbero, qualora fossero fatti propri dalle forze produttive del paese, un significativo passo avanti.

Il libro di Lanzavecchia va oltre questo slogan e fornisce, in modo fresco, fervido, aggiornato, numerosi altri suggerimenti per rendere più piacevole e competitivo il proprio lavoro, all'insegna della necessità di cavalcare il cambiamento continuo.

Per inserirsi nel nostro mondo globalizzato e ipertecnologico e migliorare la qualità dell'attività svolta, occorre, per Lanzavecchia, personale molto più preparato e flessibile, una forte e diffusa ricerca, nuove forme di organizzazione d'impresa e una diversa struttura e cultura di tutta la società.
Occorre, soprattutto, migliorare la qualità del lavoro.

Le tecnologie lavorative e la rivoluzione culturale che l'autore ci descrive nel libro, si adattano assai bene anche al campo sanitario: ricerca, innovazione continua, rigore scientifico, qualità totale, benchmarking, just in time, marketing, management aggiornato, organizzazioni snelle ed orizzontali, flessibilità, imprenditorialità diffusa, informatizzazione, team che lavorano per obiettivi, creatività, valorizzazione delle risorse umane.

Un libro che sa comunicare fiducia ed ottimismo e una visione del lavoro quasi giocosa. Un testo, che stimola tutti a diagnosi impietose di se stessi e delle organizzazioni in cui si opera, proponendo, nel contempo, degli entusiasmanti rimedi.

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Pagina aggiornata il 26.02.01
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