Giampiero Mughini, La collezione. Un bibliofolle racconta i più bei libri italiani del Novecento, Einaudi, 2009
L e t t e r a t u r a |
![]() Ma, al di là dell'illustrazione delle ambasce e dei piaceri del
collezionismo e dell'antiquariato, il libro di Mughini si segnala per la
seducente disamina del Novecento letterario italiano, condotta con
l'acribia del critico di professione e con la partecipazione del lettore
appassionato. Ne esce una storia del Novecento italiano che avvince il
lettore, una galleria di ritratti di scrittori ricca di gustosi aneddoti e
di osservazioni critiche fulminanti, la descrizioni di uomini e di libri
che hanno fatto la storia, in molti casi non soltanto letteraria, del
nostro Paese. Si spazia da Marinetti a Prezzolini, da Longanesi a
Malaparte, da Svevo a Pavese, da Silone a Primo Levi, da Landolfi a "Sua
Maestà" Gadda, da Moravia a Calvino e Pasolini, da Manganelli a
La Capria, "uno che tutto quello che scrive per me è oro
colato", per finire col "fluviale" Arbasino. Non manca poi di ricordare gli editori, - anche in questo caso l'autore sembra prediligere i piccoli e periferici-, su tutti Vanni Scheiwiller, cui dedica molte pagine piene di affettuosa ammirazione, e i librai. Editori e librai contano, nella storia del nostro Paese, nell'indirizzare e favorire lo sviluppo della cultura, non meno degli autori. Ma il Novecento non è soltanto letteratura. È il secolo della contaminazione delle arti. "È il secolo, - sottolinea Mughini -, dove nascono il cinema, la fotografia, il design, il giornale a rotocalco, il fumetto, la pop music, la moda che erutta dal basso a cambiare il volto delle strade delle città moderne, la pubblicità e la sua molecolare invasività dei nostri occhi e delle nostre anime. Chi separasse l'alta cultura (letteraria, filosofica, artistica) da tutto questo sarebbe un idiota". Quindi Mughini ci parla con competenza dei maestri del design. Sfilano l'eclettico Ettore Sottsass, fra l'altro marito di quella Fernanda Pivano, che ha contribuito in maniera determinante a diffondere in Italia la letteratura americana, Bruno Munari, un genio poliedrico, Gio Ponti, che col libro La casa all'italiana ha rivoluzionato il nostro modo, passatista, di arredare e abitare. Tra i fotografi, l'autore pone alla nostra attenzione l'opera e le personalità, - cito alla rinfusa -, di Franco Vaccari, Carlo Mollino, Luigi Ghirri, Ugo Mulas, rammaricandosi di come "in Italia sia miserevole la coscienza culturale diffusa quanto alla fotografia e ai libri di fotografia". Dedicando un capitolo alle riviste del Novecento italiano, il
giornalista catanese cede all'egotismo, ricordando i pochi numeri di
"Giovane critica", un trimestrale degli anni Sessanta che
trattava di cultura, politica, cinema, letteratura, fumetti, redatto quasi
totalmente da lui medesimo. D'altronde, nel "secolo breve", sono
le riviste a segnare ogni rilevante svolta culturale italiana ed
europea. Scritto in uno stile colloquiale e vivace, da quell'abile conversatore e affabulatore che è Mughini, ricco di preziose citazioni, La collezione è un bel libro che cattura l'interesse del lettore senza interruzioni. Un libro educativo, da introdurre nelle scuole, da affidare con fiducia alla lettura delle giovani generazioni, perché va oltre le barriere ideologiche spesso rigidamente osservate dalla maggioranza dei manuali scolastici, per offrire un panorama più veritiero ed equilibrato della storia della cultura italiana dell'ultimo secolo.Una cultura italiana, osserva Mughini "dalla peculiare autodistruttività", "una cultura unica al mondo nella capacità di ignorare interi segmenti della sua storia e i suoi protagonisti quando non baciati dal successo il più rumoroso". ordina
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Pagina aggiornata il 19.10.09 |