Giampiero Mughini, La collezione. Un bibliofolle racconta i più bei libri italiani del Novecento, Einaudi, 2009

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copertina libroCon questo suo ultimo libro, Mughini ci fa entrare nel mondo dei bibliofili, di coloro che non soltanto si interessano di saggi, romanzi e poesie, ma che i libri smaniano di possederli, magari nella prima edizione, magari i volumi più rari e introvabili, di cui conoscono le quotazioni e le possibili librerie dove reperirli. Una dipendenza, una forma di follia, quella di chi tratta la carta stampata come fosse un gioiello prezioso, difficilmente comprensibile da chi non ne è affetto.

Ma, al di là dell'illustrazione delle ambasce e dei piaceri del collezionismo e dell'antiquariato, il libro di Mughini si segnala per la seducente disamina del Novecento letterario italiano, condotta con l'acribia del critico di professione e con la partecipazione del lettore appassionato. Ne esce una storia del Novecento italiano che avvince il lettore, una galleria di ritratti di scrittori ricca di gustosi aneddoti e di osservazioni critiche fulminanti, la descrizioni di uomini e di libri che hanno fatto la storia, in molti casi non soltanto letteraria, del nostro Paese. Si spazia da Marinetti a Prezzolini, da Longanesi a Malaparte, da Svevo a Pavese, da Silone a Primo Levi, da Landolfi a "Sua Maestà" Gadda, da Moravia a Calvino e Pasolini, da Manganelli a La Capria, "uno che tutto quello che scrive per me è oro colato", per finire col "fluviale" Arbasino. 
Con particolare riguardo per i siciliani, la cui personalità e carriera letteraria Mughini, conterraneo, conosce nei minimi dettagli: Telesio Interlandi, cui in passato ha dedicato una biografia, Elio Vittorini, il barone Lucio Piccolo e il cugino Giuseppe Tomasi di Lampedusa e, su tutti, quello che egli definisce "il mio professore e maestro", Leonardo Sciascia. 
L'autore catanese non tralascia neppure i minori, ormai assurti al rango di classici canonici, consacrati dalla critica più accorta. Per esempio l'ex poliziotto e questore Antonio Pizzuto e "il duca di Modena", - così lo chiamavano gli amici -, Antonio Delfini. Ma Mughini, in tutto il libro, si occupa anche di poeti, prosatori e artisti sconosciuti al grande pubblico. Anzi, si direbbe che nutra un'attrazione particolare proprio per i marginali e gli irregolari.

Non manca poi di ricordare gli editori, - anche in questo caso l'autore sembra prediligere i piccoli e periferici-, su tutti Vanni Scheiwiller, cui dedica molte pagine piene di affettuosa ammirazione, e i librai. Editori e librai contano, nella storia del nostro Paese, nell'indirizzare e favorire lo sviluppo della cultura, non meno degli autori.

Ma il Novecento non è soltanto letteratura. È il secolo della contaminazione delle arti. "È il secolo, - sottolinea Mughini -, dove nascono il cinema, la fotografia, il design, il giornale a rotocalco, il fumetto, la pop music, la moda che erutta dal basso a cambiare il volto delle strade delle città moderne, la pubblicità e la sua molecolare invasività dei nostri occhi e delle nostre anime. Chi separasse l'alta cultura (letteraria, filosofica, artistica) da tutto questo sarebbe un idiota".

Quindi Mughini ci parla con competenza dei maestri del design. Sfilano l'eclettico Ettore Sottsass, fra l'altro marito di quella Fernanda Pivano, che ha contribuito in maniera determinante a diffondere in Italia la letteratura americana, Bruno Munari, un genio poliedrico, Gio Ponti, che col libro La casa all'italiana ha rivoluzionato il nostro modo, passatista, di arredare e abitare. Tra i fotografi, l'autore pone alla nostra attenzione l'opera e le personalità, - cito alla rinfusa -, di Franco Vaccari, Carlo Mollino, Luigi Ghirri, Ugo Mulas, rammaricandosi di come "in Italia sia miserevole la coscienza culturale diffusa quanto alla fotografia e ai libri di fotografia".

Dedicando un capitolo alle riviste del Novecento italiano, il giornalista catanese cede all'egotismo, ricordando i pochi numeri di "Giovane critica", un trimestrale degli anni Sessanta che trattava di cultura, politica, cinema, letteratura, fumetti, redatto quasi totalmente da lui medesimo. D'altronde, nel "secolo breve", sono le riviste a segnare ogni rilevante svolta culturale italiana ed europea. 
Alcune delle pagine dei capitoli finali del libro sono dedicate ai fumetti.

Scritto in uno stile colloquiale e vivace, da quell'abile conversatore e affabulatore che è Mughini,  ricco di preziose citazioni, La collezione è un bel libro che cattura l'interesse del lettore senza interruzioni. Un libro educativo, da introdurre nelle scuole, da affidare con fiducia alla lettura delle giovani generazioni, perché va oltre le barriere ideologiche spesso rigidamente osservate dalla maggioranza dei manuali scolastici, per offrire un panorama più veritiero ed equilibrato della storia della cultura italiana dell'ultimo secolo.Una cultura italiana, osserva Mughini "dalla peculiare autodistruttività", "una cultura unica al mondo nella capacità di ignorare interi segmenti della sua storia e i suoi protagonisti quando non baciati dal successo il più rumoroso".

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Pagina aggiornata il 19.10.09
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