Giovanni Jervis, Manuale critico di psichiatria, Feltrinelli, 1975

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copertinaNegli anni Settanta la psichiatria fu, nell'ambito delle discipline mediche, una delle pił innovative. L'Italia si inseriva, in questo rinnovamento psichiatrico, all'avanguardia con l' esperienza-pilota di Gorizia.

Frutto di quell'epoca e letto a 17 anni, quando le crisi maturative adolescenziali sono ricorrenti e le inquietudini esistenziali ci scuotono con maggiore violenza, questo libro mi fece, subito dopo la lettura di qualche pagina, una grande impressione.
E' uno dei pochi libri che ho letto pił volte. Con questo saggio, la psichiatria italiana esce dalle secche dell'organicismo e si apre alla psicologia, alla sociologia, alla filosofia, alla psicoanalisi. La malattia mentale, anche quella usualmente di competenza manicomiale, diviene espressione di conflitti psichici. Jervis volge lo sguardo oltre gli angusti confini nazionali e presta attenzione a quello che avviene e si scrive in Francia, Inghilterra, USA, le nazioni pił progredite.

Il suo Manuale insegna al lettore che si possono esprimere concetti complicati usando un linguaggio comprensibile, comunica l'entusiasmo per la ricerca, l'orgoglio e la necessitą di una documentazione rigorosa ed estesa, la voglia di innovare e modernizzare un settore, quello psichiatrico, gonfio di miserie e grettezze. E' un libro che nasce dall'elaborazione delle esperienze sul campo condotte dallo storico gruppo di Franco Basaglia, ma Jervis per energia, capacitą retorica, vastitą di orizzonti culturali sembra superare il maestro.

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