Biografia
Nasce il 4 febbraio 1748. Muore il 6 giugno 1832. Avvocato di successo
lascia la professione perché insoddisfatto delle leggi da applicare. Si
dedica così alla sua opera di riformatore sociale
Opere
Frammento sul governo (1776); Difesa dell'usura (1787); Introduzione
ai principi della morale e della legislazione (1789); Tavola dei
moventi dell'azione (1817); Saggio sulla tattica politica
(1816); Veduta introduttiva delle prove giudiziarie (1812); Crestomazia
(1816); Panopticon; Deontologia o scienza della moralità
(postumo, 1834)
Fondatore dell'utilitarismo, Bentham può essere considerato un erede
dell'Illuminismo e un precursore del Positivismo. Il concetto fondamentale
della sua filosofia: "la più grande felicità per il più gran
numero di persone" egli lo trae da Dei delitti e delle
pene di Cesare Beccaria, ma lo estende a fondamento di tutta la morale.
Per Bentham, l'egoismo individuale è conciliabile con
l'interesse generale. Egli fonda una sorta di aritmetica della azioni
umane, basata sul conteggio di piacere e di dolore che ogni azione può
produrre. Più un'azione produce piacere al maggior numero di persone,
più è virtuosa. Per misurare il piacere egli tiene conto di una serie di
variabili: l'intensità, la durata, la certezza, la prossimità, la
fecondità (o tendenza a produrre altri piaceri) e la purezza (intesa come
assenza di conseguenze dolorose).
È necessario per Bentham, in ogni occasione, massimizzare il piacere e
minimizzare il dolore.
La sua morale trascura le motivazioni che spingono l'uomo ad agire (per
esempio l'onore, il dovere, la rettitudine), ma si fonda soltanto sulle conseguenze
delle azioni umane, cioè sul bilancio tra piacere e dolore che esse
determinano.
Per Bentham conta il principio dell'utilità. In politica per esempio
egli ritiene che ogni governo e ogni autorità siano un male da
minimizzare, da impiegarsi soltanto nei limiti della loro utilità.
I
libri di Jeremiah Bentham