Karl Jaspers, Piccola scuola del pensiero filosofico, Edizioni di Comunità, 1984

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Un libriccino comprato in un'umida e buia serata autunnale, un centinaio di pagine, una copertina azzurrina essenziale, spartana. Eppure, in anticipo di decenni, con brevi, comprensibili e ben argomentati passaggi logici, ricorrendo anche alla gloriosa tradizione del dialogo filosofico, Jaspers demolisce quelle che lui da subito individua come le due maggiori ideologie del secolo: il marxismo e la psicoanalisi.

Eh sì, perché le ideologie in voga sono pericolose, ci tirano prepotentemente per la giacca, specialmente nell'adolescenza e nella giovinezza, quando si è più vulnerabili e disorientati.

La sola lettura di qualche brano sparso del saggio di Jaspers restituisce invece al lettore una subitanea sensazione di libertà, uno stato di rilassante benessere spirituale. Si sente il clangore delle catene mentali che si spezzano sotto i colpi di maglio di un grande filosofo che aggredisce i dogmi ideologici alla moda.

"Costoro (psicoanalisti e marxisti, ndr) assumono a volte un atteggiamento di stupefacente arroganza, quasi fossero in possesso di un sapere profondo, disvelante, sovrano. Da queste vette guardano con degnazione agli imbarazzi degli uomini. Si sentono sovrani spirituali del mondo e tanto più risibile è la loro albagia qualora sul piano personale siano degli autentici nani".  

E più avanti:
"La verità è per noi perenne, infinito movimento. [...] Scorgere la verità è la dignità dell'uomo. Solo attraverso la verità diveniamo liberi, e solo la libertà ci rende pronti incondizionatamente per la verità",

Un libro che era, e rimane, necessario e benefico.

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