Un libriccino comprato in un'umida e buia serata
autunnale, un centinaio di pagine, una copertina
azzurrina essenziale, spartana. Eppure, in anticipo
di decenni, con brevi, comprensibili e ben
argomentati passaggi logici, ricorrendo anche alla
gloriosa tradizione del dialogo filosofico, Jaspers
demolisce quelle che lui da subito individua come le
due maggiori ideologie del secolo: il marxismo e la
psicoanalisi.
Eh sì, perché le ideologie in voga sono pericolose,
ci tirano prepotentemente per la giacca, specialmente
nell'adolescenza e nella giovinezza, quando si è
più vulnerabili e disorientati.
La sola lettura di qualche brano sparso del saggio di
Jaspers restituisce invece al lettore una subitanea
sensazione di libertà, uno stato di rilassante
benessere spirituale. Si sente il clangore delle
catene mentali che si spezzano sotto i colpi di
maglio di un grande filosofo che aggredisce i dogmi
ideologici alla moda.
"Costoro (psicoanalisti e marxisti, ndr) assumono
a volte un atteggiamento di stupefacente arroganza,
quasi fossero in possesso di un sapere profondo,
disvelante, sovrano. Da queste vette guardano con
degnazione agli imbarazzi degli uomini. Si sentono
sovrani spirituali del mondo e tanto più risibile è
la loro albagia qualora sul piano personale siano
degli autentici nani".
E più avanti:
"La verità è per noi perenne, infinito movimento.
[...] Scorgere la verità è la dignità dell'uomo.
Solo attraverso la verità diveniamo liberi, e solo
la libertà ci rende pronti incondizionatamente per
la verità",
Un libro che era, e rimane, necessario e benefico.
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Jaspers