Henry James, La lezione dei maestri, Einaudi, 1993

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copertinaIl James critico possiede la stessa prosa elegante e la medesima sottigliezza psicologica, che lo segnalano come uno dei narratori americani più importanti in assoluto.

Ne fa fede il bel volume La lezione dei maestri, ormai reperibile, con sommo gaudio del lettore, anche sul bancone dei remainder. Un libro che raccoglie una serie di saggi sul realismo e il romanzo francese dell'Ottocento. Hugo, Maupassant, Balzac, Flaubert, Mérimée, George Sand sono gli scrittori su cui appunta la sua attenzione James. C'è, inoltre, Turgenev, russo di nascita, ma francese per frequentazioni e stile letterario.
Si tratta insomma, per lo più, di romanzieri immensi, quelli che ancora continuano ad attirare l'interesse e il plauso del lettore contemporaneo.

James illumina il mistero del rapporto arte-vita inserendo, per ogni autore trattato, delle notazioni psicologiche, oggi inspiegabilmente e frettolosamente cassate dalla teoria letteraria con una repulsione quasi fobica.
Siamo così indotti a "leggere questi saggi - fa osservare Giovanna Mochi nell'introduzione -, come storie, incontri di esperienze, ricerche e costruzioni di significato".

Il linguaggio adoperato dallo scrittore americano è chiaro e naturale, senza tuttavia essere mai banale e superficiale. Egli non intende nasconderci la complessità e le difficoltà che accompagnano il processo creativo.
Assolutamente banditi dal testo le fumisterie e i gerghi oscuri e allusivi della critica accademica.

Un bel libro, dunque, da comprare senza indugi e da rileggere, di tanto in tanto, per ammirarne lo stile e assimilarne l'insegnamento.

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Pagina aggiornata il 25.08.03
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