Paul Watzlawick, Istruzioni per rendersi infelici, Feltrinelli, 1984

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copertinaSono molti i manuali che, periodicamente, sugli scaffali delle librerie o addirittura ancora più spesso sui banconi degli ipermercati, promettono ricette sicure per raggiungere la felicità.
Alcuni, secondo me, forniscono un valido aiuto e una preziosa occasione per riflettere su se stessi e identificare un modo di vivere che ci si confà.
Altri sono paccottiglia illeggibile.

Comunque io, oggi più che in passato, tendo a preferire la saggezza che si può ricavare dalla studio della grande letteratura.
Non a caso, in questo intelligente manualetto di Watzlawick, molti sono i riferimenti ai classici, antichi e moderni.
Il volume si distingue per fornire, ironicamente, delle dritte per raggiungere la più sicura e perfetta delle infelicità.
Watzlawick è un insigne psichiatra, studioso delle strategie di cambiamento oltre che esperto di comunicazione umana, della quale ci illustra, con amabilità divulgativa, spirito e spregiudicato garbo, i buchi neri, i paradossi, gli inciampi cognitivi capaci di rendere la nostra vita confortevolmente lastricata di infelicità.
Watzlawick non risparmia le critiche alla psicanalisi, che ritiene in sostanza colpevole di incamerare ricchi introiti, sfruttando pomposi concetti.

Concludo con una raccomandazione, implicita in tutto il libro dello psichiatra americano: chi vuole rendersi l'esistenza vivibile deve evitare, con ragionevole approssimazione, le insidiose trappole così ben descritte da Watzlawick nel suo divertente quanto opportuno saggio.

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Pagina aggiornata il 18.06.01
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