Giorgio Manganelli, Improvvisi per macchina da scrivere, Leonardo, 1989

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Raccolta di scritti manganelliani, corsivi per lo più destinati a quotidiani e settimanali. Tuttavia, già da questi pezzi giornalistici, è possibile apprezzare lo stile di un grande scrittore, lasciarsi sedurre dal funambolismo verbale, dalla capacità di modellare i periodi, di mettere con maestria una parola dietro l'altra, tante parole, molte più di quante chiunque di noi comunemente usi.

E lasciarsi conquistare dall'ironia, dallo stile cattivante, dal piacere spirituale (ma io credo anche fisico) dell'erudizione. 
Di Improvvisi... mi è rimasto nel ricordo uno dei tanti pezzi, tutti godibili, sulla scuola:
Oggi non è il mio primo giorno di scuola. Non indosso grembiuli che mal si accorderebbero con la mia mole, la mia dignità generica, i miei occhiali pensosi, che sono la mia parte più squisitamente intellettuale. Sono esentato dalla marmellata, dai quaderni, dalle campanelle, e nessun bidello, nell'intera penisola, ha alcun potere su di me. Dal punto di vista della scuola, e di questo, fatale, iniziatico primo giorno, io sono un uomo libero. Non è un risultato da poco, e qualcuno vorrà sapere come mai io, che sono, tutto considerato, un inetto, sia riuscito a tanto. Il metodo è semplice: invecchiando".

A parte il piacere del testo e il riso che ne sgorga, che insight liberatorio in queste frasi, alla faccia di quegli ingegneri sociali che vogliono prolungare indefinitamente per tutti l'obbligo scolastico.

Per chi non conoscesse a fondo Manganelli (me compreso) e volesse farsene un'idea più precisa, riporto i suoi tratti peculiari, così come sono descritti da Guglielmi ne Il piacere della letteratura:
Tanta destrezza si esalta nell'impatto con uno spirito notturno e saturnino, allevato alla beffa e temprato in esercizi di gelida ilarità.

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Pagina aggiornata il 27.01.01
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