Ritengo che mobbing diventerà una parola
ricorrente e familiare nei prossimi anni.
Credo non si tratti della solita moda periodica
inventata dagli psicologi, ma di un fenomeno
aziendale grave, frequente ed importante cui prestare
la massima attenzione.
Per mobbing si intende, la definizione è
degli autori, una situazione di aggressione, di
esclusione e di emarginazione di un lavoratore da
parte dei suoi colleghi o dei suoi superiori.
In letteratura vengono usati anche i termini bossing
(vale a dire quel tipo di persecuzione verticale
costituito specificamente dai soprusi gerarchici e
dalle umiliazioni imposte al subordinato da un
superiore aggressivo) e bullying.
Inoltre è possibile che si faccia riferimento a harassment
(molestia), to harass (molestare), to
gang up (formare un gruppo di aggressori), victimization,
work abuse, whistleblowing
(screditare attraverso delazione), oppure in lingua
francese harcelement au travail oppure harcelement
dans l'enterprise.
E' chiaro come le aziende, in epoca postindustriale,
non possono giustificare chi, al proprio interno,
adotti, per qualsivoglia motivo, una strategia di
questo tipo.
Anzi, penso che la presenza o meno di strategie di mobbing
tollerate dai vertici gerarchici, rappresenterà in
futuro un importante parametro per discriminare fra
aziende regressive, male gestite e peggio
organizzate, cariche di zavorre, incrostazioni,
pregiudizi antidiluviani e, invece, aziende moderne,
sviluppate secondo principi aggiornati, eticamente
ineccepibili.
Ricordo che pure sotto l'aspetto economico il mobbing
non paga, anzi determina costi elevatissimi in
termini di assenze dal lavoro, malattie,
disaffezione, demotivazione, spese legali,
indennizzi, ecc..
Il libro di Alessandro e Renato Gilioli ha il merito
di essere semplice, divulgativo, discorsivo e, allo
stesso tempo, preciso e puntigliosamente completo.
Ad una trattazione generale dell'argomento seguono
nove testimonianze concrete di vittime
dell'aggressione aziendale.
Concludono il libro suggerimenti e strategie per difendersi
e liberarsi dalle molestie morali sul lavoro.
Non viene esclusa nemmeno l'opzione di adire le vie
legali. Qualora si prenda questa decisione, gli
autori si sono premurati di indicare in maniera
particolareggiata gli articoli del codice civile e
penale che vengono violati in caso di angherie e
vessazioni da parte di capi e colleghi.
La sanità, scrivono gli autori, è uno
degli ambienti in cui il mobbing prospera
maggiormente, con una media di vittime che supera il
23% dei lavoratori del settore.
E' possibile, viene sottolineato nel libro, che il
far parte della Comunità Europea trascini anche il
nostro Paese verso una maggiore sensibilità e
consapevolezza del problema.
Si auspica, inoltre, un maggior coinvolgimento da
parte dei sindacati, ancora troppo attenti agli
aspetti economici dei contratti e poco alla
soggettività dei lavoratori, mentre invece crescono
e si complicano di pari passo con il benessere
materiale i bisogni relativi alla sfera emotiva e
relazionale di chi svolge un'attività.
Non si deve dimenticare che il lavoro contiene
motivazioni non soltanto di sostentamento economico,
ma anche di realizzazione personale.
A conclusione del volume, gli autori segnalano alcuni
siti che si occupano del mobbing. Riporto i
siti italiani:
http://www.freeweb.org/associazioni/mobby2000/
http://aziende.iol.it/prima