Il FUTURISMO

La polemica contro D'Annunzio, già presente nei crepuscolari, si ritrova anche nel futurismo, così come è possibile rintracciarvi quel rifiuto del presente e dei valori democratico-egualitari che proprio in quegli anni animava le riviste fiorentine.
Nessun movimento artistico-letterario è stato nella storia della nostra cultura così esplicito e così fecondo di dichiarazioni di poetica e di manifesti programmatici.
Il futurismo propone un programma di profondo rinnovamento per tutte le arti e persino un nuovo senso del vivere, nuovi modelli di comportamento.
Famoso il manifesto pubblicato da Filippo Tommaso Marinetti su Le Figaro del 1909.

Esaltazione indiscriminata della macchina

I futuristi anzitutto si rendevano conto che la strada già imboccata dalla società europea e, sia pure con ritardo, dall'Italia, era quella della rapida industrializzazione e rivolgevano la loro attenzione e le loro simpatie alle componenti di questa nuova realtà: le macchine, i grandi complessi industriali e le grandi masse operaie, le città moderne, le metropoli, l'automobile e la velocità.
Ma l'accettazione delle nuove caratteristiche che la società andava assumendo era un'accettazione supina, acritica, che faceva coincidere il positivo, i nuovi valori con l'industrialismo, anzi dalle leggi e dalle necessità del sorgente capitalismo faceva derivare nuove norme, una nuova morale, basata appunto sulla competitività e sull'aggressività.
In altre parole, il futurismo è un caso esemplare di rapporto fra situazione sociale e letteratura: e gli atteggiamenti letterari fanno da copertura ideologica al meccanismo dell'industrialismo capitalistico.
Questo rapporto, forse poco chiaro all'inizio, risulterà evidente in seguito, quando il futurismo esalterà "la guerra sola igiene del mondo" e il nazionalismo, quando Marinetti scriverà un poema per la conquista della Libia e i futuristi saranno i più rumorosi fra gli interventisti prima, fra i fascisti poi.

La poetica

Mentre sul piano politico coesistono nel futurismo posizioni antitetiche, - si va dall'anarchismo all'anticlericalismo viscerale, dall'esaltazione delle lotte proletarie al nazionalismo più acceso, all'antisocialismo -, nell'ambito strettamente letterario è più agevole individuare il suo programma

  1. Il futurismo è contro l'arte del passato fatta di languori sentimentali e di freddo ossequio a tradizioni mummificate.
  2. La sintassi viene distrutta e le parole messe in libertà.
    Un mondo abitato da nuovi valori e da nuovi mezzi, - la velocità, la rapidità di diffusione di una notizia, la possibilità di comunicare contemporaneamente alle masse (si pensi al cinematografo) -, non può ancora dibattersi nei meandri della sintassi.
  3. Immaginazione senza fili.

Da queste premesse discendono una serie di canoni, di mezzi tecnici, volti tutti a realizzare la simultaneità.

Conclusioni

  1. Si può prudentemente affermare che mentre le altre avanguardie novecentesche (surrealismo, espressionismo, ecc.) hanno prodotto apprezzabili opere letterarie, il futurismo no
  2. Dal punto di vista ideologico, il futurismo si inquadra in quel clima di irrazionalismo che si può far derivare dal pensiero di Bergson e da quello di Nietzsche.
    Da Bergson si mutua il processo della conoscenza intuizionistica; da Nietzsche si trae il senso agonistico del vivere, che diventa culto della forza ed esaltazione della violenza.

La propensione all'avventura, alla protesta, al nuovo dei futuristi italiani fu quasi sempre una disponibilità sprovveduta. Essi finirono con lo scambiare per forze nuove quelle che invece rappresentavano solo un nuovo modo di perpetuare vecchi interessi e vecchie mentalità.
Esaltando la velocità e l'automobile, favorivano, forse inconsapevolmente, l'industrialismo capitalistico; esaltando la violenza contribuivano a creare le premesse di una successiva restaurazione reazionaria.

Bibliografia

Guglielmino S. Guida al novecento. Principato, Milano, 1971

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Approfondimenti:


Luciano De Maria, Filippo Tommaso Marinetti e il Futurismo, Mondadori, 2000, pagine 554, Euro 8,26      ordina

 

 


Filippo Tommaso Marinetti, Teoria e invenzione futurista, Mondadori, 1983, pagine 1370, Euro 49,00      ordina

 

 


Giovanni Papini, Opere. Dal "Leonardo" al Futurismo, Mondadori, 1977, pagine 856, Euro 49,00      ordina


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