Volutamente caotico e
dionisiaco, questo libro fa incursioni nella
letteratura, in realtà su tutto quanto esprime la
cultura giovanile contemporanea. Lo fa con una
scrittura anfetaminica e insonne, fitta di
neologismi, allitterante, ridondante, gergale,
corporale con molti (troppi?) ricorsi a metafore e
lemmi sessuali (che stanchezza!). E soprattutto
informata. Anche se trascorro gran parte del tempo
libero leggendo, Scarpa mi sorprende sciorinando nomi
mai sentiti pronunciare prima.
Un libro che non mi ha convinto del tutto. Troppe
concessioni alla futilità, un'eccessiva
contaminazione di alto e basso, rischiando di mettere
sullo stesso piano Dostoevskij e Labranca, troppe
strizzatine d'occhio a certa scafata cultura radical
chic e alle sue predilezioni stereotipate,
troppo giovanilismo, troppo trash, pop,
cyber, blob, splatter, comics,
bit, punk, beat, cult,
mistery, mentre la vita è altrove.
Si ricava la sensazione di un certo conformismo
culturale, di un difetto di autenticità, di un
eccesso di goliardia ed estroversione a scapito
dell'originalità e dei veri fondamenti. Scarpa
sceglie di essere attuale, mentre solo gli inattuali
possono giudicare il presente.
Il rischio è di far mostra di un'intelligenza
dopaminizzata e febbrile, ma senza profondità, di
una cultura vasta e informata, ma priva di
interiorità e prospettiva.
Ho terminato la lettura finendo col sentire Scarpa
un po' estraneo, come non mi capita invece con gli
scrittori che mi piacciono. Forse ciò è dovuto al
fatto che il libro raccoglie scritti sparsi,
d'occasione, già pubblicati su varie riviste.
Negli interventi più ampi che concludono il
libro, Scarpa è più convincente, la scrittura è
più meditata. Bello il saggio critico su Goldoni e
certi suoi ricordi d'infanzia, teneri e illuminanti.
Mi sono piaciute alcune sue annotazioni sulla
funzione della letteratura:
(...) incontentabili che ai romanzi continuano a
fare domande radicali.
(...) La letteratura ... venga a raccontarci che
cosa sono la bellezza e la verità.
Non condivido, invece, il giudizio critico su
Bernhard: Scarpa definisce i suoi libri trascrizione
degli altri. Ora, se c'è un autore solitario,
che incentra i propri libri sull'interiorità,
l'autobiografia e l'introspezione e dove i personaggi
sembrano l'alter ego dello scrittore, questi
sono proprio i romanzi di Bernhard. A mio avviso,
naturalmente.
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