Bertrand Russell, Storia della filosofia occidentale, Mondadori, 1984

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copertinaE' diventata opinione comune per noi occidentali che il sapere non può rimanere confinato nelle aule scolastiche, non può costituire il monopolio di una elite di sussiegosi chierici.
Deve, invece, uscire dalle università, diventare patrimonio della gente comune.

Ritengo che persino le categorie della filosofia dovrebbero entrare nello schema mentale di tutti, compresi coloro che esercitano le attività più pratiche e in apparenza più aliene dalla speculazione razionale.

La nostra società, oltre che sulla circolazione delle merci, si basa sulla circolazione delle idee. E sono proprio queste che spesso, nel corso della storia, si sono rivelate proficue nell'apportare i benefici più concreti.

La Storia della filosofia occidentale di Bertrand Russell mi sembra scritta con questo intento illuministico.
Considerata eccessivamente divulgativa dagli specialisti, scritta da un eminente filosofo in modo limpido e discorsivo, ricca di particolari storici nelle cui cornice vengono collocate le idee, a me, studente liceale digiuno di filosofia, questo libro parve molto più affascinante e piacevole del legnoso manuale scolastico allora in uso, più utile, quest'ultimo, a chi della filosofia già conoscesse i fondamenti.

Probabilmente alcuni filosofi (Schopenhauer sicuramente, ma forse anche Nietzsche) sono ingiustamente e frettolosamente liquidati da Russell, ma il libro, come resoconto dell'avventura dello spirito umano, conserva a mio parere un grande valore anche oggigiorno, spiegandoci come le idee si intreccino strettamente con la vita materiale degli uomini.

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Pagina aggiornata il 17.06.01
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