E' diventata opinione comune
per noi occidentali che il sapere non può rimanere
confinato nelle aule scolastiche, non può costituire
il monopolio di una elite di sussiegosi
chierici.
Deve, invece, uscire dalle università, diventare
patrimonio della gente comune.
Ritengo che persino le categorie della filosofia
dovrebbero entrare nello schema mentale di tutti,
compresi coloro che esercitano le attività più
pratiche e in apparenza più aliene dalla
speculazione razionale.
La nostra società, oltre che sulla circolazione
delle merci, si basa sulla circolazione delle idee. E
sono proprio queste che spesso, nel corso della
storia, si sono rivelate proficue nell'apportare i
benefici più concreti.
La Storia della filosofia occidentale di
Bertrand Russell mi sembra scritta con questo intento
illuministico.
Considerata eccessivamente divulgativa dagli
specialisti, scritta da un eminente filosofo in modo
limpido e discorsivo, ricca di particolari storici
nelle cui cornice vengono collocate le idee, a me,
studente liceale digiuno di filosofia, questo libro
parve molto più affascinante e piacevole del legnoso
manuale scolastico allora in uso, più utile,
quest'ultimo, a chi della filosofia già conoscesse i
fondamenti.
Probabilmente alcuni filosofi (Schopenhauer
sicuramente, ma forse anche Nietzsche) sono
ingiustamente e frettolosamente liquidati da Russell,
ma il libro, come resoconto dell'avventura dello
spirito umano, conserva a mio parere un grande valore
anche oggigiorno, spiegandoci come le idee si
intreccino strettamente con la vita materiale degli
uomini.
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