Per Evidence Based Medicine (EBM)
gli epidemiologi e gli statistici intendono l'utilizzazione
cosciente ed esplicita della migliore evidenza
scientifica disponibile quando si tratta di prendere
delle decisioni cliniche sul singolo paziente*.
Naturalmente non tutte le evidenze scientifiche
hanno la stessa forza. Si riconosce una gradazione,
convenzionalmente indicata con lettere maiuscole,
dalla A alla E, per esprimere la valutazione circa il
grado di efficacia o di inefficacia di un determinato
intervento clinico.
La denominazione Evidence Based Medicine
(EBM) fece la sua comparsa, per la prima
volta, in una pubblicazione sul Journal of
American Medical Association (JAMA),
nel 1992.
Per la verità l'interesse in Italia, ancorchè
rudimentale e limitato al solo ambito medico, per una
pratica clinica basata sulla dimostrata efficacia,
risale alla pubblicazione, avvenuta nel 1978,
all'interno della fortunata collana Medicina e
potere di Feltrinelli, de L'inflazione
medica, traduzione di Effectiveness and
efficiency (1972) dell'epidemiologo scozzese
Archibald L. Cochrane.
In questo libro Cochrane sottoponeva a rigorosa
verifica una serie di atti preventivi e diagnostici e
di interventi terapeutici, dimostrando come molti non
avessero una solida giustificazione scientifica. Il
libro venne osteggiato, o semplicemente ignorato, da
molti professionisti, perchè veniva a turbare uno
status quo fatto di tranquilla, consolidata e
routinaria pratica clinica.
I nemici della medicina fondata sulla validazione
statistica dell'efficacia rivendicavano alla
professione medica lo stato di arte, mentre coloro
che erano più in malafede intendevano continuare a
trattare i propri pazienti secondo un comodo
paternalismo, difendendo nel contempo i propri
privilegi e quelli di un'industria farmaceutica
spesso impegnata a sfornare farmaci inutili o
addirittura dannosi, per aumentare i profitti.
Basare la propria pratica sulle prove di efficacia
significa, per l'operatore sanitario, rinunciare a
una comoda autoreferenzialità e richiede invece
spirito critico, capacità di mettersi in
discussione, metodo, lavoro, fatica, studio,
aggiornamento continuo. La ricerca, l'audit clinico,
il confezionamento di linee guida, l'approccio
multidisciplinare, lo scrutinio di migliaia di
articoli scientifici, la valutazione della loro
appropriatezza, le necessarie ed evolute nozioni di
statistica richieste per produrre lavori apprezzabili
dalla comunità scientifica rappresentano un vero
salto di paradigma.
Ancor oggi non sono pochi i medici che mantengono
un atteggiamento critico nei confronti dell'EBM,
sostenuto da argomentazioni questa volta razionali.
Si contesta all'EBM una certa rigidità e
un'eccessiva standardizzazione. Si obietta che la
medicina occidentale, da almeno due secoli, si basa
sul metodo scientifico e che l'EBM non è
altro che la ricerca scientifica (che già esisteva)
+ il computer (la vera novità).
Inoltre, secondo gli "oppositori", l'EBM
enfatizza eccessivamente il valore degli
aggiornamenti e degli articoli delle riviste mediche:
la medicina, secondo la loro opinione, non cambia con
così grande rapidità le proprie acquisizioni e, se
da un lato è impossibile tenere dietro alle migliaia
di articoli pubblicati annualmente, dall'altro i
testi di medicina tradizionali, l'esperienza clinica,
l'intuizione conservano il loro valore irrinunciabile
nella formazione del professionista abile e
competente.
Si tratta di obiezioni di cui tenere conto nella
giusta misura, per evitare di cadere in atteggiamenti
dogmatici e fideistici, contrari al metodo
scientifico.
Intanto corre l'obbligo di ricordare che uno degli
effetti non secondari della metodologia delle prove
di efficacia è quello economico della
razionalizzazione e dell'ottimizzazione delle risorse
destinate all'assistenza sanitaria.
Negli ultimi anni, con il diffondersi di Internet,
anche gli infermieri hanno avvertito l'esigenza di
fondare l'assistenza alla persona, le tecniche e le
procedure inerenti il prorio operare, su una solida
base scientifica, su studi controllati che ne
attestino l'efficacia.
Sull'esempio dei Paesi anglosassoni, è cresciuta
anche negli infermieri italiani l'attenzione per l'EBN
(Evidence Based Nursing).
Per EBN si intende il processo per mezzo del
quale le infermiere e gli infermieri assumono le
decisioni cliniche utilizzando le migliori ricerche
disponibili, la loro esperienza clinica e le
preferenze del paziente, in un contesto di risorse
disponibili ( Di Censo A., Cullum N., Ciliska
D.,Implementing evidence based nursing: some
misconceptions [Editorial], Evidence Based
Nursing 1998; 1: 38-40)*.
Questa maggiore sensibilità degli infermieri
verso le tematiche dell'evidence-based si è tradotta
in un incremento di lavori scientifici, nella
pubblicazione di interessanti testi sull'argomento,
nella sensibilizzazione e formazione specifica degli
operatori, che già alcune Regioni stanno
implementando.
Davvero interessante è in questo senso il lavoro
che sta svolgendo il Policlinico S.
Orsola-Malpighi di Bologna al cui sito si rimanda
per un approfondimento sul tema del nursing basato
sulle prove di efficacia.
Il sito si fa apprezzare oltre che per la
pubblicazione di validi lavori originali, anche per
la pubblicazione di link infermieristici davvero
indispensabili per chi vuol padroneggiare questa
nuova metodologia di approccio all'assistenza.
Un manuale di approfondimento
* Le definizioni riportate sono tratte dalla
scheda introduttiva al tema
"evidence-based", a cura di P. Chiari,
Centro Studi EBN, Sant'Orsola Malpighi - Bologna