Gli italiani hanno accolto l'euro con sostanziale
ottimismo. Qualche perplessità nei consumatori
all'interno di negozi e supermercati, qualche coda di
troppo negli uffici pubblici e nelle banche, sintomo
di alcuni cronici problemi organizzativi, qualche
incertezza nelle quattro operazioni aritmetiche
fondamentali necessarie per convertire le lire in euro
e viceversa, dovute alla mancanza dei necessari
automatismi mentali; gli anziani che faticano, come
è giusto alla loro età, ad assorbire
cambiamenti e a mutare abitudini, ma possiamo dire
che ce l'abbiamo fatta, che l'ingresso del nostro
paese in Europa è un fatto ormai consolidato, alla
faccia di tutti gli scettici e i profeti di sventura.
L'avvento dell'euro sancisce, di fatto, l'unione
dell'Europa dei mercanti, dell'economia e del
commercio. Su questo fatto sono stati in molti a
polemizzare, a scuotere la testa, a considerare
troppo deboli le fondamenta su cui l'unione di nazioni
così diverse si basa. E' altresì evidente a tutti e
sicuramente positivo che gli scambi commerciali
traggono, dall'avvento della moneta unica, un
beneficio in termini di facilità e sicurezza.
Ma l'introduzione dell'euro va ben al di là, anche
nelle intenzioni di chi ne ha preparato l'avvento,
dei puri benefici commerciali. Sancisce, di fatto,
l'esistenza di una comunità che usa una sola moneta,
dove l'enfasi non va posta sul secondo termine, ma
sulla costruzione di una comunità forte, autorevole,
influente, capace di far sentire la propria voce e i
propri interessi nel consesso mondiale, al di là
degli interessi particolaristici di ogni singola
nazione.
Interessi nazionali, che la Storia ci ha insegnato
essere molto pericolosi e che, soltanto nel
Novecento, hanno prodotto due guerre mondiali.
Quello che stiamo vivendo non è, dunque, un mero
cambiamento economico; si tratta, invece, di un
profondo rivolgimento storico, politico, sociale.
L'euro rappresenta un passo significativo nella
costituzione di una unità culturale consistente,
capace di influire sugli equilibri e sulla pace nel
mondo. Era questo valore importantissimo, la pace
appunto, che avevano in mente, prioritariamente, i
fautori storici dell'Europa Unita.
Noi italiani, abituati nei secoli passati alle
dominazioni straniere, abbiamo poi , finalmente, la
possibilità di confrontarci in maniera più stretta
con paesi molto evoluti, come la Francia, la
Germania, i Paesi Scandinavi e adeguare le nostre
istituzioni a modelli migliori. I più sarcastici
fanno notare che ancora una volta cerchiamo la nostra
salvezza in una dominazione straniera. Ma non è
propriamente così.
Si tratta, invece, di un'opportunità offertaci, non
solo di far sentire la nostra voce in seno a un
consesso di assoluta rilevanza mondiale, ma anche di
modernizzare il nostro paese, i cui cittadini e le
cui imprese sono chiamate a rendere conto ora
direttamente ad organismi europei.
L'introduzione di usi, consuetudini, prassi
operative, originarie di altre nazioni, ma
rispondenti maggiormente alle sfide poste dal mondo
contemporaneo e al grado di evoluzione del genere
umano, non possono che accelerare il progresso già
significativo e vorticoso in atto nella nostra
comunità nazionale, con ripercussioni positive sul
benessere, il tenore e la qualità di vita di tutti i
cittadini che ne fanno parte.
Deriva sicuramente da queste promesse di prosperità,
di pace e benessere, il sostanziale entusiasmo con
cui l'euro è stato accolto dagli italiani.
Riferimenti bibliografici
Bini Smaghi L., L'euro,
Bologna, Il Mulino, 2001
Legrenzi P., L'Euro
in tasca, la lira nella mente e altre storie, Bologna, Il
Mulino, 2001
Padoa-Schioppa T., La
lunga via per l'euro, Bologna, Il Mulino, 2004