Definisco il
"classico" in letteratura, in musica, nelle
arti, nel ragionamento filosofico, come una forma
significante che "ci legge". Il classico ci
legge più di quanto noi lo leggiamo (ascoltiamo,
percepiamo). (...) Ogni volta che ci confrontiamo con
il classico, esso ci mette in questione. Sfida le
risorse della nostra consapevolezza e del nostro
intelletto, della nostra mente e del nostro corpo
(gran parte della reazione estetica e persino
intellettuale è corporale). Il classico ci chiede:
"Hai capito?", "Hai ri-immaginato in
modo responsabile?", "Sei pronto ad agire
in base alle domande, alle potenzialità di esistenza
trasformata e arricchita che ti ho offerto?".
Cosa autorizza il pedagogo a ingozzare con le
sue priorità e i suoi valori esoterici quello che
Shakespeare chiamava "the general" (cioè
coloro che non amano il caviale), soprattutto quando
sa, nel profondo del suo cuore turbato, che i
capolavori intellettuali e artistici non sembrano
rendere la società e gli uomini più umani, più
proni alla giustizia e alla clemenza? Quando intuisce
che gli studi umanistici non umanizzano, che le
scienze e persino la filosofia possono assecondare la
peggiore politica? [...] Con quale giustificazione,
salvo il mio gusto e la mia vanità personali,
pretendo di lottare contro la cultura popolare e ciò
che offre manifestamente a vite per altri versi
monotone e menomate, come Don Chisciotte contro i
mulini? Secondo criteri pragmatici e democratici,
secondo la giustizia sociale, la risposta è: con
nessuna
E' l'autobiografia del celebre critico e studioso,
con alcune pagine molto belle ed intense e con
illuminanti meditazioni sulla bellezza nelle arti,
nella musica, nella filosofia, nella matematica e,
naturalmente nella letteratura.
Il libro è pervaso da accenti apocalittici e da
un certo elitismo e sfiducia nelle masse. Steiner
critica il Novecento e il suo falso progresso;
ricorda la violenza e il sadismo praticati su vasta
scala, dubita delle possibilità pedagogiche di
migliorare indefinitamente l'uomo; vede nella
democrazia occidentale, che pur non ha alternative,
l'affermazione definitiva della mediocrità e del
cattivo gusto. Ribadisce il valore dell'alta cultura
e la propria venerazione per i classici. Le sue
considerazioni sono abbastanza sconsolate e
pessimiste.
Ricorda, poi, con gratitudine, vivacità e talento
narrativo, i suoi maestri, gli insegnanti, austeri,
rigorosi e preziosi, gli allievi e si sofferma su
alcuni luoghi dell'anima. Conclude il libro con un
bilancio della propria vita e con originali
argomentazioni sull'esistenza di Dio.
Un libro, quello di Steiner, che acuisce
certamente la nostra sensibilità verso il bello e i
veri valori dell'esistenza.
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