La dizione "poesia
ermetica" venne usata per la prima volta, in un'accezione fortunata quanto negativa,
come avviene spesso nelle definizioni dei nuovi movimenti artistici, in un saggio di
Francesco Flora del 1936.
La poesia ermetica rappresenta il punto d'arrivo di un'evoluzione
poetica che ebbe, nei primi anni del Novecento, come protagonisti
Palazzeschi, Govoni e Campana.
Di una vera e propria scuola ermetica, con una codificazione di
tecniche e di moduli espressivi, si può parlare a partire dalla metà
degli anni Trenta.
Si può individuare in Salvatore Quasimodo l'autore esemplare di detta
corrente letteraria.
Caratteristiche della nuova poesia
- A differenza di Carducci, Pascoli o D'Annunzio, la produzione
poetica degli ermetici è esigua.
- Gli ermetici rifiutano l'eloquenza, il vaticinio, il linguaggio
pletorico, la ridondante opulenza della produzione poetica
precedente.
Alla poesia antieroica e antiretorica dei crepuscolari contestano
l'ironica discorsività.
I poeti ermetici mirano a riacquistare una nuova dimensione musicale
della parola.
- Gli ermetici puntano sull'essenzialità della parola e sul gioco
analogico, in stretto rapporto reciproco. L'esigenza di
essenzialità porta al ripudio del linguaggio poetico tradizionale e
alla ricerca dell'espressione che, depurata da ogni intenzione di
oratoria etico-politica, sciolta da legami logico-sintattici, riesca
ad attingere il fondo della realtà che si vuole esprimere. Si
tratta, cioè, di restituire alla parola logora e abusata,
verginità e novità, di caricarla di quel valore e di quella pregnanza
che essa aveva quando, usata nella notte dei tempi per la prima
volta, essa poteva ancora stabilire un rapporto fra l'uomo e le
cose, assumendo un valore magico ed evocativo, donando forma e
realtà alle cose.
- La punteggiatura è ridotta, se non abolita.
- Le pause si fanno cariche di significati.
- Ogni poeta ricerca il proprio ritmo personale.
- La memoria arricchisce la parola di significati profondi e
originali.
Retroterra dell'esperienza ermetica
- La poesia ermetica risente della forte influenza esercitata
dalla poesia francese di fine Ottocento (Baudelaire, Verlaine,
Rimbaud, Mallarmè, Valery).
- Viene portato a compimento il discorso già introdotto da De
Robertis, sull'ultima Voce: la poetica, cioè, del
frammento, la valorizzazione del componimento breve e raffinato.
- La Ronda, con le ambizioni della prosa d'arte, prima e Solaria,
poi, accompagnano il consolidarsi dell'esperienza ermetica.
L'esercizio della pura letteratura consente agli ermetici una
soluzione etica: chiusi nella difficile distillazione della
parola, nella torre d'avorio della letteratura, essi si salvano
l'anima dalla contaminazione con l'incalzante retorica fascista.
L'assenza, l'apparente disimpegno diventano una forma,
discutibile, di opposizione al regime, con i necessari distinguo.
Se, per esempio, Montale fornì alle giovani generazioni col suo
comportamento sul piano pratico e con la sua poesia una lezione di
austera e stoica resistenza alle ideologie imperanti, Ungaretti fa
pubblica professione di fedeltà a Mussolini.
Principali esponenti (alcuni in senso piuttosto lato) dell'ermetismo:
- Giuseppe Ungaretti
- Eugenio Montale
- Salvatore Quasimodo
- Alfonso Gatto
- Mario Luzi
- Leonardo Sinisgalli
- Vittorio Sereni
- Sergio Solmi
- Carlo Betocchi
- Alessandro Parronchi
- Giorgio Caproni
Bibliografia
Guglielmino S. Guida al novecento. Principato, Milano, 1971
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Approfondimenti:

Giacomo Debenedetti, La poesia italiana del Novecento, Garzanti,
1993, pagine 247, Euro 12,91 ordina
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