Patrick Bateman è un giovane
ricco che trova il modo di ammazzare il tempo,
assassinando senza motivi plausibili il prossimo:
questo il succo del romanzo dell'ormai celebre
scrittore americano.
Per la verità, a me piace come scrive Ellis, il
ritmo della sua prosa, agile e accattivante, la
scelta lessicale sorvegliata (merito del traduttore?)
e poi i dialoghi ben costruiti, ma facili, quasi
cinematografici e la gente elegante, gli ambienti
lussuosi, la mondanità della metropoli.
C'è un compendio di vita americana in American
Psycho: si parla di cucina, arredamento, cinema,
sesso, soldi, libri (pochi), canzoni (molte), droghe.
Eppure dopo 50 pagine si comincia a sbadigliare. E'
ripetitivo, Ellis. E le gesta del protagonista, di
questo Des Esseintes di fine secolo, di questo yuppie
schizoide e un po' frustrato vengono presto a noia.
Come la ossessiva elencazione delle griffe e le
insistite, ripugnanti scene di violenza.
A proposito del significato della violenza in American
Psycho, scrive Francesco Dragosei in Letteratura e merci:
Bret Easton Ellis "nonostante le sue frequenti
dichiarazioni di moralità sembra essere in malafede.
La sua compiaciuta, debordante rappresentazione della
violenza più sensuale smentisce qualunque
dichiarazione di moralità, qualunque comodo
giustificazionismo generazionale".
Dicevamo della noia: dopo un po' i personaggi del
libro sembrano uscire da "un film visto tempo fa".
"Nessuna nuova comprensione si ricava da ciò che
racconto" dice emblematicamente il protagonista,
Patrick Bateman. Non è grande letteratura, infatti, American
Psycho (almeno secondo me), non è un libro da
rileggere, ma ci sono modi senz'altro peggiori di
impiegare il tempo.
* Dal romanzo di Ellis il film
di Mary Harron (DVD, 2001)
I
libri di Bret Easton
Ellis