Da Joyce a
Cappuccetto Splatter porta come sottotitolo
questo intelligente saggio di critica letteraria, nel
quale l'autore appunta l'attenzione su due idee
fondamentali:
1) la penetrazione delle merci, degli oggetti nella
letteratura e la loro progressiva preponderanza sulle
emozioni;
2) il conseguente impoverimento della letteratura.
A tale proposito, Dragosei innesta nelle sue
pagine annotazioni critiche talvolta sarcastiche
sulla giovane narrativa italiana, in particolare sui
cosiddetti scrittori cannibali. La loro
produzione narrativa, secondo l'autore, rivela una
sensibilità postmoderna colta, ma priva di spessore
e profondità, fredda, abulica, plastificata.
Ricchi di citazioni tratte dai fumetti, dai cartoni
animati, dai videogiochi e dai videoclip,
almeno quanto dalla tradizione letteraria alta, i
libri dei giovani autori finiscono coll'inscenare una
violenza consumistica, banalizzata, quasi
legittimata, nella sua serialità da supermarket.
Dragosei, argomentando le proprie tesi,
intraprende un gradevole e sapiente viaggio nella
narrativa dell'ultimo secolo, sforando
nell'Ottocento, con Tolstoj, Poe e Whitman e
proseguendo nel Novecento con Mann, Joyce, Gide,
Faulkner, Burgess, Carver, Nabokov, Laevitt, Ellis
fino ai nostri Ammaniti, Nove, Scarpa, Santacroce,
Brizzi, Tamaro e Vinci.
Il critico finisce nell'indicare dei possibili
modelli di scrittura problematica, che si possono
rinvenire ancora nella contemporaneità. Cita Tutti
giù per terra di Culicchia, Vecchi
della Petrignani, Gli esordi di Moresco, Fidanzata
in coma di Coupland, Il signor Mani di
Yehoshua.
Un libro, quello di Dragosei, che considera vera
letteratura soltanto quella che inerisce l'esperienza
vitale, il bene e il male, in contrapposizione per
molti aspetti, al pletorico, ma esperienzialmente
anemico, mondo delle merci.
Un saggio critico che aiuta il lettore ad orientarsi
nella narrativa contemporanea, andando oltre i
trionfalismi delle agenzie di stampa delle case
editrici e di certa critica frettolosa. Un lavoro,
questo smilzo libretto di appena 115 pagine, le cui
analisi si offrono esplicitamente da stimolo ai
giovani narratori, che, pur non difettando di
talento, necessitano di migliorare, battendo magari
strade diverse da quelle praticate finora.
I
libri di Francesco Dragosei