Francesco Dragosei, Letteratura e merci, Feltrinelli, 1999

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copertinaDa Joyce a Cappuccetto Splatter porta come sottotitolo questo intelligente saggio di critica letteraria, nel quale l'autore appunta l'attenzione su due idee fondamentali:
1) la penetrazione delle merci, degli oggetti nella letteratura e la loro progressiva preponderanza sulle emozioni;
2) il conseguente impoverimento della letteratura.

A tale proposito, Dragosei innesta nelle sue pagine annotazioni critiche talvolta sarcastiche sulla giovane narrativa italiana, in particolare sui cosiddetti scrittori cannibali. La loro produzione narrativa, secondo l'autore, rivela una sensibilità postmoderna colta, ma priva di spessore e profondità, fredda, abulica, plastificata.
Ricchi di citazioni tratte dai fumetti, dai cartoni animati, dai videogiochi e dai videoclip, almeno quanto dalla tradizione letteraria alta, i libri dei giovani autori finiscono coll'inscenare una violenza consumistica, banalizzata, quasi legittimata, nella sua serialità da supermarket.

Dragosei, argomentando le proprie tesi, intraprende un gradevole e sapiente viaggio nella narrativa dell'ultimo secolo, sforando nell'Ottocento, con Tolstoj, Poe e Whitman e proseguendo nel Novecento con Mann, Joyce, Gide, Faulkner, Burgess, Carver, Nabokov, Laevitt, Ellis fino ai nostri Ammaniti, Nove, Scarpa, Santacroce, Brizzi, Tamaro e Vinci.

Il critico finisce nell'indicare dei possibili modelli di scrittura problematica, che si possono rinvenire ancora nella contemporaneità. Cita Tutti giù per terra di Culicchia, Vecchi della Petrignani, Gli esordi di Moresco, Fidanzata in coma di Coupland, Il signor Mani di Yehoshua.

Un libro, quello di Dragosei, che considera vera letteratura soltanto quella che inerisce l'esperienza vitale, il bene e il male, in contrapposizione per molti aspetti, al pletorico, ma esperienzialmente anemico, mondo delle merci.
Un saggio critico che aiuta il lettore ad orientarsi nella narrativa contemporanea, andando oltre i trionfalismi delle agenzie di stampa delle case editrici e di certa critica frettolosa. Un lavoro, questo smilzo libretto di appena 115 pagine, le cui analisi si offrono esplicitamente da stimolo ai giovani narratori, che, pur non difettando di talento, necessitano di migliorare, battendo magari strade diverse da quelle praticate finora.

I libri di Francesco Dragosei

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