La preoccupazione di Husserl è di trasformare la filosofia
in scienza. Per raggiungere tale obiettivo egli mette tra parentesi (epoché
= sospensione del giudizio) sia il soggetto conoscente che l'oggetto
della conoscenza e presta attenzione soltanto ai dati, i fenomeni,
della coscienza, che si producono nell'atto della percezione.
Tale processo, propugnato da Husserl, viene definito riduttivismo
fenomenologico.
Attraverso di esso è possibile conoscere, dunque, i fenomeni, ossia le forme
eidetiche, l'intuizione dell'essenza genuina della realtà.
La fenomenologia di Husserl ha punti di contatto con la
concezione platonica delle idee pure e con il cogito ergo sum
cartesiano.
Il processo di conoscenza determinato dal metodo della fenomenologia si
chiama noesi, mentre noema è il contenuto della conoscenza,
che non coincide con l'oggetto della percezione, ma con i fenomeni che
affluiscono alla coscienza, con i suoi vissuti.
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