Tra le esigenze più sentite dall'uomo
contemporaneo c'è quella di vivere in un ambiente
salubre ed esteticamente piacevole.
Si tratta di soddisfare i bisogni di sopravvivenza e
di conservazione, ma anche di placare il proprio
desiderio spirituale di bellezza.
La rivoluzione industriale, se da un lato ha
migliorato il tenore di vita di ampi strati sociali
altrimenti esclusi dalla fruizione di tutta una serie
di beni e servizi, ha dall'altro creato degli
squilibri nell'ecosistema globale. E il liberismo
sfrenato, da molti auspicato in economia come
catalizzatore di sicuro progresso, minaccia di
produrre danni ancora più terribili.
Le metropoli, troppo densamente abitate, sono già
oggi invivibili; i centri urbani del mondo sviluppato
sono soffocati da un traffico ingovernato e folle,
dallo smog che impedisce di respirare, dalle
esalazioni industriali che a volte minacciano da
vicino i cittadini; le acque, spesso usate senza
razionalità e rispetto cominciano già a
scarseggiare, quando non sono avvelenate da ogni
sorta di veleno prodotto dalle lavorazioni
industriali e dai consumi domestici o inquinate da
microrganismi patogeni, il cui sviluppo è dovuto ad
uno sviluppo produttivo non armonioso.
L'utilizzo di fonti fossili di energia, petrolio e carbone
soprattutto, produce come sottoprodotto l'immissione nell'atmosfera
di biossido di carbonio (CO2), un gas che contribuisce ad
aumentare l'effetto serra, quindi il riscaldamento terrestre, fonte,
secondo molti studiosi, di cambiamenti climatici catastrofici.
Il disastro ecologico determinato dal cambiamento
radicale della produzione e dell'economia, ha
determinato come reazione, un movimento di idee
critico verso la civiltà industriale. Il filone
principale di questa ideologia antindustriale è
rappresentato dal marxismo e da tutte le sue
ramificazioni ideologiche novecentesche. Il movimento
ecologista, che oggi raccoglie in qualche modo
l'eredità di questo pensiero critico radicale, ha rinunciato beneficamente a molti massimalismi e
fondamentalismi ideologici (e ad altri sarebbe bene
rinunciasse) e si è andato invero stemperando in un
un movimento variegato, dalle molte anime, ma con un
obiettivo comune: garantire all'uomo la vita
nell'ecosfera, la più armoniosa e salubre possibile.
Qualsiasi intervento parziale, settoriale, locale
sull'ambiente ha, secondo me, scarse probabilità di successo.
Sempre più va profilandosi la necessità di
intervenire sul modo di produrre, nell'impedire
quelle lavorazioni che, come sottoprodotti generano
veleni pericolosi per l'uomo, nel cercare delle fonti
di energia il più pulite possibile.
Non si tratta di predicare un'austerità ideologica
fine a se stessa; tutti, credo, vogliamo continuare a
godere degli agi e delle comodità che il mondo
contemporaneo ci offre copiosamente. Si tratta,
però, di modulare meglio, in maniera più concertata
e razionale, le attività economiche, di garantire quello
"sviluppo sostenibile", invocato dalle autorità mondiali
più illuminate, che permetta di soddisfare non soltanto i nostri
bisogni, ma anche quelli delle generazioni future.
Il ruolo di regolatore deve essere ripreso dallo
Stato o da quegli organismi sovranazionali che ne
hanno l'autorità. E' necessario che le istituzioni
riacquisiscano il loro ruolo, cui troppo frettolosamente avevano abdicato, di arbitri del mercato
e della vita economica, con troppa euforia e
superficialità lasciati nelle mani della pur
necessaria iniziativa, intelligenza e lungimiranza
dei singoli.
Lo Stato, o chi per lui, deve fissare delle regole da
rispettare e stabilire con chiarezza cosa è lecito e
cosa è illecito.
La cosiddetta "mano invisibile", benefica
regolatrice di ogni cosa, è ormai un'utopia a cui
credono in pochi.
Sull'uomo contemporaneo urgono e incombono, come già detto,
le gravi responsabilità nei confronti delle
generazioni future.
Superare il narcisismo egotista del massimo piacere e
divertimento da realizzare nel presente immediato
significa dirigere il nostro pensiero al benessere
dei nostri figli e nipoti, consegnare loro, in una
ipotetica e ideale staffetta, un pianeta vivibile.
Non solo; significa tutelare il patrimonio
urbanistico, architettonico e artistico delle nostre
città, così piene di storie e di cultura.
Soddisfare il nostro senso estetico e permettere che
le testimonianze più alte delle civiltà che ci
hanno preceduto siano accessibili anche alle
generazioni future.
Per ottenere questi importanti obiettivi, c'è
bisogno si diffonda in maniera sempre più capillare,
e massimamente in coloro che amministrano e
governano, una sensibilità e una cultura che anziché alla quantità, siano orientate alla
qualità.
Riferimenti bibliografici
Callenbach E., Ecologia,
Torino, Blu edizioni, 2003