Fëdor Michailovic DOSTOEVSKIJ

La vita
Fëdor Michailovic Dostoevskij nasce a Mosca il 30 ottobre 1821. Il padre è un medico dell'ospedale dei poveri, che possiede cinquecento ettari di terra più un centinaio di anime. La madre, Marija Fëdorovna Necaeva, che morirà quando Fëdor ha solo sedici anni, è figlia di un mercante.
Fëdor viene indirizzato dal padre a frequentare la Scuola superiore di Ingegneria di Pietroburgo. Il futuro scrittore è un giovane serio, pensoso, che ama leggere e ha molti interessi.
Nel 1839 il padre che, ormai alcolizzato, si è ritirato nella sua tenuta moscovita, viene ucciso dai suoi contadini.
Nel 1843 Dostoevskij termina la scuola e ottiene un impiego, che lo lascia insoddisfatto: la sua vera vocazione è la letteratura. Inizia infatti l'attività di traduttore e di scrittore in proprio. Ottiene i primi successi e il plauso di un critico affermato come Belinskij, il sodalizio col quale terminerà qualche anno dopo, in seguito a una diversa concezione della letteratura.
Nel 1849 viene arrestato con l'accusa di complotto contro lo zar e condannato a morte. La pena verrà sospesa soltanto qualche minuto prima dell'esecuzione. Dostoevskij deve però scontare ancora quattro anni di lavori forzati, presso la fortezza di Omsk.
Nel 1857 sposa la vedova Marija Dimitrevna Isaeva, che morirà nel 1864, anno in cui un altro grave lutto colpisce Fëdor: la morte dell'amato fratello Michail, mente organizzativa della rivista Epoca, che sospenderà così le pubblicazioni.
Nel 1862 Dostoevskij intraprende un viaggio in Occidente, che lo porta a Berlino, Dresda, Colonia, Parigi, Londra, Ginevra, Torino, Genova, Milano, Venezia, Vienna. Ne torna disgustato: l'Occidente non è che una sentina di piaceri volgari, prostituzione, ipocrisia, meschinità. Riporterà le sue riflessioni in Note invernali su impressioni estive.
Nel febbraio 1867 sposa la sua segretaria, Anna Grigor'evna Snitkina, colta e pratica, che gli sarà moglie e collaboratrice insostituibile per dodici anni, fino alla morte dello scrittore. La Snitkina gli organizza la vita e sopporta le asperità del carattere e dei comportamenti del marito con salda pazienza.
Nel 1868 muore la figlia Sonja, di soli due mesi. Nel 1878 perde il figlio Aleksej, vittima di un attacco epilettico. Sulla morte dei figli, Dostoevskij  scriverà pagine di commovente dolore.
Nel 1879 lo scrittore, già affetto sin dall'età giovanile da epilessia, si ammala di una grave forma di enfisema polmonare. Muore il 28 gennaio 1881.

Le opere
Povera gente (1846); Il sosia (1846); Le notti bianche (1848); Memorie da una casa di morti (1861-62); Umiliati e offesi (1862); Memorie dal sottosuolo (1865); Delitto e castigo (1866); Il giocatore (1867); L'idiota (1868-69); I demoni (1873); L'adolescente (1875); La mite (1877); I fratelli Karamazov (1879-80); Diario di uno scrittore (saggistica, 1873-1881)

Il sosia
Analisi di una follia, di una disgregazione psichica, di un delirio.
Racconta le frustrazioni e le sofferenze, le ambizioni e le ribellioni di un mediocre impiegato, Ivan Petrovic Goljadkin, che, una sera, incontra per le strade di Pietroburgo il proprio alter ego e se ne sente perseguitato.
Il romanzo breve di Dostoevskij, accolto negativamente dalla critica,  rappresenta l'alienazione di un modesto funzionario, preso nell'ingranaggio di una società burocratica  e rigidamente gerarchica.
Sulla narrazione gli influssi letterari di Gogol', Hoffmann e Puskin.
L'io diviso di Goljadkin rappresenta gli aspetti ombra, inquietanti e angoscianti, presenti in ciascuno di noi.

Memorie dal sottosuolo
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Delitto e castigo
Raskolnikov , uno studente povero, decide di imprimere una svolta alla propria vita, pianificando l'omicidio di una vecchia usuraia cattiva e malata e ripromettendosi di condurre poi un'esistenza onesta, adempiendo al "proprio dovere verso l'umanità"
Compie un delitto perfetto: nessuno sospetta di lui, tuttavia la sua coscienza lo tormenta incessantemente. Sconvolto, sarà costretto da Dio e dalla legge degli uomini ad autodenunciarsi e a prendere su di sé il castigo che egli stesso ora invoca. Contribuirà a indurlo a questo passo il colloquio con Sonja, una ragazza divenuta suo malgrado prostituta, animata dalla dolcezza e dalla fede cristiana. La dedizione di Sonja verso Raskolnikov la porterà a seguirlo anche in Siberia.
Per dirla con Bacthin, Delitto e Castigo è il primo romanzo polifonico di Dostoevskij. È anche un romanzo d'azione, ricco di suspence. È sicuramente un romanzo di idee, non statiche, ma intersoggettive.
Raskolnikov è una persona colta che coglie lo spirito dei tempi, le idee che aleggiano nell'aria nella sua epoca. Egli incarna il superuomo nicciano ante litteram. Ma, alla prova dei fatti, tutta la sua visione del mondo, la sua tracotanza, il disprezzo per la gente comune, il suo nuovo sistema di valori crollano inesorabilmente.

L'idiota
"L'idea principale del romanzo è di rappresentare un uomo positivamente buono. Non c'è nulla di più difficile al mondo e specialmente adesso. Tutti gli scrittori, non solo i nostri ma anche quelli europei, che hanno affrontato la rappresentazione di un uomo "positivamente" buono, hanno fatto fiasco. È un compito smisurato. Il bello è un ideale, ma l'ideale non è nostro, né la civile Europa l'ha minimamente elaborato. Nel mondo c'è un essere positivamente buono, Cristo, così che l'apparizione di questo essere smisuratamente, illimitatamente buono, è naturalmente un miracolo sconfinato". 
Così scrive Dostoevskij in una lettera alla nipote del 13 gennaio 1867. Modello ispiratore nella costruzione del protagonista del suo nuovo romanzo, oltre a Cristo, sarà Don Chisciotte. 
Il principe Myskin, epilettico, ma spiritualmente un essere superiore e il focoso e passionale Rogozin amano, anche se in modo diverso, una stessa donna, la bella Nastasja Filippovna. Geloso e istintivo, Rogozin la uccide, chiamando a testimone del delitto lo stesso Myskin.
Nella vicenda si inserisce un altro personaggio femminile importante: Aglaja, colta, bella e ricca figlia del generale Epancin, che si innamora di Myskin, al quale la unisce un'affinità di carattere. Aglaja è infatti inquieta, ingenua, incapace di calcoli filistei.
Intuitivo, intelligente, dotato di un tipo di pensiero e di logica non convenzionali,  Myskin si pone fuori dai giochi mondani, affettivi, sociali, economici. Egli è convinto che sarà la"bellezza che salverà il mondo".

I demoni
Romanzo emblematico e ancora attuale sul terrorismo.
Avido lettore di giornali, Dostoevskij si interessa alla notizia riguardante un giovane nichilista, Sergej Necaev che, nel dicembre del 1869, spacciandosi per il messo di una potentissima società segreta, organizza nuclei rivoluzionari tra gli studenti moscoviti. Uno di loro si ribella e viene ucciso; il suo corpo viene gettato in uno stagno.
Per Dostoevskij tale notizia è rappresentativa del clima culturale e spirituale che si respira nella Russia del suo tempo: caos, fanatismo, violenza, generate dalla diffusione di idee occidentali che minano la fede cristiana dei russi.
Ne scrive un romanzo, che al lettore contemporaneo appare un po' prolisso e a tratti noioso. Senz'altro voluminoso e complesso. 
Necaev assume le sembianze di Pietr Verchovenskij, figlio dimenticato di quel Stepan Trofimovic, prototipo dell'intellettuale occidentalista, personaggio che ci accompagna durante tutta la narrazione, elegante, frivolo, sentimentale.
Per Dostoevskij il nichilismo dei giovani russi origina proprio da questa generazione di padri vanesi, permissivi, distratti, imbevuti di ideologia occidentale.
Nel romanzo avviene una catena di delitti, legati in misura più o meno diretta all'azione politica di Verchovenskij. L'ultimo è l'omicidio di Satov, che vuole uscire dall'organizzazione. Col delitto, Verchovenskij cerca di legare vieppiù i membri del gruppo rivoluzionario. Per confondere le indagini, Verchovenskij cerca di servirsi di Kirillov, un ingegnere che, come atto estremo di libertà, intende suicidarsi.
Grande burattinaio di tutta la vicenda, ispiratore di gran parte dei personaggi, vero protagonista del romanzo, è Stavrogin, bello, intelligente, sfuggente, annoiato, una sorta di superuomo enigmatico, al di là del bene e del male. Gli altri personaggi sembrano essere la proiezione vivente delle sue idee, delle concezioni che egli via via abbandona.
Come le sue idee non fanno altro che seminare morte, così egli stesso, consapevole del proprio scacco, si impicca.
Secondo alcuni critici Stavrogin sarebbe incapace di superare la fase estetica dell'esistenza, sarebbe affetto da quella "malattia mortale" già diagnosticata da Kierkegaard. Consapevole della vanità del tutto, angosciato e disperato, Stavrogin è un anticipatore dell'esistenzialismo.
Perdendo Dio, sembra dirci Dostoevskij, l'uomo ha perso contatto col "suolo", è sradicato. Da ciò derivano i mali della società moderna.

La mite
Racconto fantastico. Un uomo monologa davanti al cadavere della moglie, che si è suicidata. Egli è un usuraio che ha sposato una ragazza di lui molto più giovane, orfana e maltrattata. Il matrimonio gli è apparso un affare come un altro. Lei gli manifesta affetto, ma lui la respinge, la vuole sottomessa.
Lei diventa sempre più cupa e malinconica, cerca l'amore fuori dalle mura domestiche. Lui in apparenza la perdona, in realtà la disprezza. La donna si ammala di febbre cerebrale. Dopo sei settimane guarisce. Lui improvvisamente sente dell'amore verso di lei, glielo comunica, si prostra, le bacia i piedi. Niente. Lei ha un attacco isterico. Non dimentica anni di tormenti e si suicida gettandosi dalla finestra.

I Fratelli Karamazov
Romanzo che risente dell'avvicinamento di Dostoevskij al pensiero filosofico di Vladimir Solov'ev e Nikolaj Fedorov. Il primo è antipositivista e invita all'acquisizione di una saggezza di origine divina; il secondo reclama l'unione dei figli per la resurrezione dei padri, una società senza classi contraddistinta dalla fraternità.
La tensione etica domina questo romanzo dalla trama complessa.
Fëdor Karamazov è un padre cinico, avaro, egoista, dominato dalla lussuria. È rimasto vedovo, ma indifferente verso la funesta sorte delle mogli. Ha tre figli: il passionale Dimitri, che un po' gli assomiglia anche se è molto più problematico del padre, il razionale, euclideo, colto, ateo Ivan, il religioso e buono Alësa. Mentre Dimitri è figlio della prima moglie, Ivan e Alësa lo sono della seconda.
I figli sono in forte contrasto col padre e, quando questi viene ucciso, l'accusa ricade su Dimitri, su cui gravano tutti gli indizi e che spesso aveva minacciato il padre con violenza.
L'omicidio è stato invece materialmente eseguito da Smerdjakov, il servo epilettico, figlio illegittimo, nato da una relazione di Fëdor con una demente.
Il delitto matura tuttavia nell'atmosfera di conflitto tra padre e figli e nella forte suggestione esercitata su Smerdjakov dalle idee rivoluzionarie di Ivan Karamazov secondo cui "tutto è permesso".
Smerdjakov si impicca, Dimitri viene condannato ai lavori forzati, Ivan si ammala gravemente.
Personaggio importante del romanzo è lo starec Zosima, che incarna l'illuminato dalla fede, la generosa dedizione di sé agli altri. Il romanzo si conclude con un afflato verso l'amore cosmico.

Temi
Le opere di Dostoevskij esprimono una problematicità ancora aperta. I temi trattati si possono così condensare: 
la missione universale del popolo russo (messianismo), che consiste nel conciliare Oriente e Occidente, all'insegna di un cristianesimo basato sulla fraternità e sul bene dell'intera umanità. 
Superamento dell'idealismo e del positivismo.
Crisi di tutte le ideologie.
Denuncia della condizione di isolamento, di solitudine, di crisi dell'uomo moderno, da cui è possibile si generi il male.
Polifonia, pluralità, pensiero dialogico. 
Ansia di libertà e ribellione.

Bibliografia:

Malcovati, F. Introduzione a Dostoevskij, Bari, Laterza, 1992

I libri di Fëdor Michailovic Dostoevskij

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Approfondimenti:


Gyorgy Lukacs. Dostoevskij. SE, 2000, pagine 164
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Michail Bachtin. Dostoevskij. Poetica e stilistica. Einaudi, 2002, pagine 355
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Pierre Pascal. Dostoevskij: l'uomo e l'opera. Einaudi, 1987, pagine 350
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George Steiner. Tolstoj o Dostoevskij. Garzanti, 2005, pagine 355
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Pagina aggiornata il 07.01.05
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