Gioverà, prima di
procedere a un discorso
analitico sui vari autori, individuare le linee di fondo, cioè le varie
forme che il decadentismo assume in Italia.
- Considerando come marginale, pur se interessante, la produzione di
Fogazzaro, bisogna anzitutto soffermarsi sull'opera di Giovanni
Pascoli. La posizione pascoliana si lega ai motivi più autentici
del decadentismo e, a differenza di D'Annunzio, nel quale c'è molto
di dilettantesco, appare oggi come l'esperienza poetica più
profonda e feconda, in Italia, di tale movimento.
Smarrito di fronte al mistero del cosmo, al dolore dell'uomo, deluso
nelle speranze laiche (il socialismo e il progresso scientifico)
inizialmente coltivate, Pascoli cerca di carpire alle cose di ogni
giorno il loro senso riposto, la loro componente di mistero, scruta
e si scruta con voluttà di pianto. E intanto, nelle sue opere più
autentiche, rinnova in profondità il linguaggio e le strutture
poetiche secondo moduli decadentisti.
- C'è poi la vistosa posizione dannunziana che si manifesta in
differenti atteggiamenti. In un primo tempo, ne Il piacere (1889),
D'Annunzio si inserisce nella scia di A ritroso (J.-K.Huysmans)
e de Il ritratto di
Dorian Gray (O. Wilde), creando il personaggio di Andrea Sperelli: siamo,
cioè, in pieno estetismo.
In seguito, tuttavia, dopo la lettura e l'assimilazione delle opere
di Nietzsche, il decadentismo dannunziano diviene mito del
superuomo, vagheggiamento della vita ferina, attivismo. E questo non
solo sul piano della produzione letteraria, ma pure su quello
pratico e su quello politico.
- In antitesi all'attivismo dannunziano e affine al dolente
intimismo pascoliano, si situa la produzione poetica di Guido
Gozzano e dei crepuscolari.
Consapevole della sua solitudine e della sua condizione di
sradicato, in questo in linea con le poetiche decadentiste, il poeta
crepuscolare è incapace, però, di far propri i miti dannunziani.
Si rifugia in un mondo di piccole e umili cose, di sonnolente
abitudini provinciali. Ma si tratta di un'evasione ambigua: il poeta
crepuscolare è troppo cosciente di se stesso per aderire con
abbandono e ingenuità al mondo che vagheggia: lo accarezza, ma con
scettica ironia.
- Le posizioni che però si richiamano più strettamente al
decadentismo sono quella di Luigi Pirandello, la cui opera, per temi
e sviluppi, si inserisce organicamente nella produzione letteraria
europea del Novecento e quella di Italo Svevo, che nella
dissoluzione del personaggio quale la narrativa tradizionale lo
intendeva, nella adozione di nuove tecniche narrative, nella fusione
fra lucida introspezione e rappresentazione
dell'"inettitudine" a vivere, si lega alle esperienze
maggiori (Proust, Joyce, ecc.) del decadentismo.
- Il decadentismo segna il nascere e lo svilupparsi di numerose
avanguardie artistiche, movimenti che, pur nella diversità delle
poetiche propugnate, mirano alla sperimentazione di nuove tecniche
espressive. Le avanguardie, muovendo da premesse irrazionalistiche,
segnano una radicale frattura col passato e sono voce e
testimonianza della consapevolezza della crisi. In questo panorama,
l'Italia è presente col futurismo.
- Anche quel complesso movimento poetico denominato ermetismo
è inseribile nella casella del decadentismo
- Un discorso a parte merita la neo-avanguardia.
Bibliografia
Fortichiari, V. Invito a conoscere il Decadentismo.
Milano, Mursia, 1987
Ghidetti, E. Il decadentismo. Materiali e testimonianze critiche. Roma,
Editori Riuniti, 1984
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Approfondimenti:

Arcangelo Leone de Castris, Il Decadentismo italiano, Laterza,
1989, pagine 242, Euro 14,50 ordina

Enrico Ghidetti, Malattia, coscienza e destino, La Nuova Italia,
1993, pagine 170, Euro 12, 14 ordina
Carlo Salinari, Miti e coscienza del decadentismo
italiano. D'Annunzio, Pascoli, Fogazzaro, Pirandello, Feltrinelli,
pagine 292, Euro 18,08 ordina
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