La critica rimane pur sempre un atto di
fiducia; la valutazione non si può fondare su prove;
se motivo esiste, ma solo come intuizione. Può
scoccare come una scintilla: non è comunicazione
intellettuale ma solo mediazione. Questa è la
bellezza della critica; è un atto di libertà
creatrice dello spirito. Certo, l'intuizione si
lascia, dopo, motivare, ma la motivazione è
convincente solo per chi sente allo stesso modo.
L'atto fondamentale della critica è contatto
irrazionale: la vera critica non vuole mai
dimostrare, vuole solo indicare. Il suo sfondo
metafisico è la convinzione che il mondo
intellettuale sia ordinato per sistemi di affinità.
Principe della moderna critica letteraria, letto,
in vita, dalle maggiori personalità artistiche del
Novecento (Proust, Mann, Hofmannstahl, Joyce, Gide,
Broch, Jung, Beckett), il tedesco Ernst Robert
Curtius si misura, in questa raccolta di saggi, con
la grande letteratura occidentale.
Terminato questo libro, il lettore avrà compreso
senz'altro meglio l'opera di due grandi innovatori
del Novecento: Eliot e Joyce; avrà capito il
perfetto equilibrio tra forma e contenuto in
Virgilio, secondo Curtius, la più compiuta e
perfetta espressione, insieme a Platone,
dell'antichità.
Di Hesse apprezzerà maggiormente Narciso e
Boccadoro, ad opinione di Curtius, il suo più
alto raggiungimento narrativo; in un altro saggio il
critico tedesco analizza il mito degli Argonauti e il
suo influsso sulla tradizione letteraria; in quello
successivo, la straordinaria azione del Medioevo
sulla formazione della mentalità contemporanea.
Dell'amico Du Bos, l'autore ricorda l'incapacità
pratica, ma anche la finissima e aristocratica
sensibilità. A Balzac, cui Curtius dedicherà una
celebre monografia, viene tributato il meritato
omaggio, riconoscendo in lui un artista dotato,
animato da un'ardente energia vitale.
Di Goethe verrà ricordato l'aristocratico disprezzo
per la massa, la comunione dei santi,
l'unione ideale con le anime nobili di tutti i tempi,
il bisogno di silenzio, la complessità del carattere
e dell'opera, la serena saggezza.
A Goethe viene riservato poi l'appellativo di classico,
che spetta, inoltre, di diritto, soltanto a Omero,
Sofocle, Platone, Aristotele, Virgilio, Dante e Shakespeare.
Approfondimenti critici vengono poi dedicati alle
opere e alle personalità artistiche di Schlegel,
George, Hoffmanstahl e Calderon.
Curtius è un critico intuitivo, alieno da schemi e
sistemi. Per lui la critica è una forma di
letteratura che ha per oggetto la letteratura. Il suo
mi sembra un invito a misurarsi, soprattutto, con la
lettura dei grandi ingegni dell'umanità
Presentando questo libro e l'impressione che mi ha
fatto, userò le stesse parole di Thomas Mann:
Il volume di Curtius mi ha procurato ore di
lettura ricche di piacere e di insegnamenti.
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