Studiare è un'attività di estrema importanza
nell'esistenza di ciascuno di noi. Nella società della conoscenza,
studiare con profitto ed efficacia è diventata un'esigenza inderogabile.
Tuttavia io non credo alle metodologie di studio universali,
standardizzate, che valgono per tutti e che promettono a tutti il
raggiungimento di risultati eccezionali. Come ciascuno di noi è un essere
irripetibile, così ciascuno di noi ha il suo peculiare modo di
apprendere, difficilmente uniformabile e tanto meno esprimibile in formule
e procedure rigide e codificabili.
Per questo motivo, mi capita spesso di irritarmi nel leggere testi che
propagandano metodi di studio infallibili, validi per tutti. Fermo
restando che esistono in commercio libri onesti che meritano di essere
letti e che possono aiutare ciascuno di noi, con buoni consigli e spunti
di riflessione, a migliorare il proprio modo di studiare.
Un testo molto bello ed incisivo sui metodi di studio è, per esempio, quello
che ha scritto Mario Polito, dal titolo Guida allo studio. Il metodo. Quando, quanto, come, dove e perché
studiare
(Editori Riuniti, 2002).
Anche Polito, secondo me, non sfugge del tutto a una razionalità forse
troppo sistematica e astratta, tuttavia il suo libro, con uno stile chiaro e
preciso, sa cogliere e trattare con molta perizia tutti i temi fondamentali del processo di
apprendimento. Non trascurando gli aspetti psicoemotivi che spesso
condizionano la riuscita negli studi.
Per Polito, lo studio è un'attività che comporta impegno, sforzo e
fatica, concetti piuttosto desueti nell'epoca contemporanea. Ma è
un'attività, sottolinea l'autore, che può essere profondamente appagante,
in quanto soddisfa la curiosità, amplia gli orizzonti della mente,
aumenta l'autostima".
Secondo Polito è assolutamente necessario adottare un metodo di
studio, affinché lo studiare risulti efficace e produttivo. "Lo
studio senza metodo è disordinato e improduttivo", afferma
l'autore, e aggiunge: "Non serve studiare di più, se non si
studia con metodo". E ancora: "La padronanza di un
efficace metodo di studio permette di fare il doppio in metà tempo e con
minore fatica".
Molto importante per apprendere è la motivazione, che vivifica lo
studio e fornisce l'energia necessaria per superare le difficoltà.
Talvolta un conflitto di motivazioni, come ad esempio quello assai frequente fra il dovere e
il piacere, fra la necessità di studiare e il
desiderio di divertirsi, può interferire con la qualità e i risultati
dello studio. Sarà bene perciò che lo studente non esageri nella
quantità di tempo dedicato allo studio, ma si conceda, come premio per
il lavoro svolto, gratificazioni personali e svaghi.
Lo studio richiede un pianificazione accurata, che deve essere
progettata, attuata e valutata con serietà. Richiede allo studente un atteggiamento
attivo di spirito critico verso se stesso e il proprio lavoro e la
capacità, durante il processo di apprendimento, di correggere i propri errori.
Studiare quindi implica anche una benefica tensione verso la conoscenza
di sé, un continuo automonitoraggio delle proprie motivazioni e
della propria attività.
Lo studio richiede costanza nell'impegno. In questo, lo studente
assomiglia allo sportivo, che ottiene buoni risultati soltanto in seguito
ad allenamenti ed esercizi coscienziosi.
Lo studio non è semplicemente un'acquisizione di informazioni, ma
richiede un continuo lavoro di elaborazione, simile a quello che fanno le api quando fabbricano il miele (la bella
metafora è
tratta da Seneca!). Studiare richiede la rielaborazione di materiali
diversi, la memorizzazione, il recupero e l'applicazione pratica delle
informazioni acquisite.
Esistono strategie di studio efficaci come: evidenziare e
sottolineare le parole chiave del testo, ripetere con parole
proprie quanto letto nel testo, prendere appunti ed elaborare
schemi e mappe, capaci di stimolare la nostra memoria visiva,
per riassumere quanto studiato.
Molti sono poi i consigli spiccioli che lo studente può trarre dal
manuale di Polito: rispettare nell'organizzazione dello studio il
proprio ritmo biologico e il proprio tipo di personalità
(introverso o estroverso, intuitivo o analitico, ecc.); non assumere
sostanze psicotrope, che possono portare all'intontimento o
all'eccessiva irrequietezza; guardarsi dal superlavoro che, oltre che inefficace, può condurre all'esaurimento psicofisico; prendersi,
per ogni
ora passata sui libri, delle pause di dieci, quindici minuti per recuperare la
concentrazione e persino sapere abbandonare lo studio per il tempo necessario a
recuperare le energie; dedicarsi all'acquisizione di nuove informazioni quando
si è più freschi, riservando il ripasso, meno faticoso, a quando si è
più stanchi; organizzare il proprio tempo in modo ottimale,
pianificando le ore da destinare allo studio in modo realistico e
dettagliato.
Secondo Polito è meglio studiare da soli, perché ciascuno di noi ha il
proprio ritmo di apprendimento, ma è bene ripassare in compagnia, per
avere maggiori feedback. Inoltre, ai fini dell'apprendimento, è
bene organizzare delle prove di esame simulate, cioè delle autointerrogazioni.
Gli ultimi capitoli, oltre che alle tecniche di ripasso, una vera
arte, si
occupano degli aspetti psicofisici dello studio, dell'affrontare e
superare l'ansia scolastica e la paura degli esami.
Oltre a suggerire alcune semplice tecniche di rilassamento per
superare ansie, tensioni e paure, mi sembra rilevante sottolineare l'invito che Polito, in questi
conclusivi capitoli, rivolge agli studenti a coltivare il dialogo
interiore, a cercare di essere sempre in sintonia con le proprie
aspirazioni e con i propri sentimenti ed emozioni. In altre parole a
realizzare l'antico motto: "Conosci te stesso", valido
non solo per la buona riuscita nella scuola, ma soprattutto per condurre
una vita soddisfacente.
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