CAIO GIULIO CESARE. Commentarii de bello gallico. I cittadini e lo stato

Quae civiatates commodius suam rem publicam administare existimantur, habent legibus sanctum, si quis quid de re publica a finitimis rumore ac fama acceperit, uti ad magistratum deferat neve cum quo alio communicet, quod saepe homines temerarios atque imperitos falsis rumoribus terreri et ad facinus impelli et de summis rebus consiluim capere cognitum est. Magistratus, quae visa sunt, occultant, quaeque esse ex usu iudicaverunt, multitudini produnt. De re publica nisi per conciluim loqui non conceditur.

Quei popoli, che si ritiene hanno fama di essere meglio governati, hanno sancito per legge che, se qualcuno avrà appreso dai popoli confinati qualcosa sullo Stato per dicerie o per pubbliche voci, che lo riferisca al magistrato supremo e di non farne partecipe alcuno, perché è noto che spesso uomini impulsivi e ignoranti si lasciano spaventare da false dicerie e si spingono ad atti inconsulti e prendono decisioni di eccezionale importanza. I magistrati tengono nascoste quelle notizie che loro sembra opportuno non divulgare e riferiscono alla moltitudine quelle che hanno giudicato essere utili. Non è concesso parlare degli affari di Stato se non nelle assemblee.

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Valentino Sossella