Considerata da vari critici letterari come il
capolavoro di Petrarca, "Chiare, fresche e dolci
acque" sintetizza, più di qualunque altra
canzone o sonetto, tutta l'opera del poeta aretino.
In essa, infatti, non solo il Petrarca rende
manifesta la sua indiscussa abilità tecnica, ma
riprende vari temi a lui cari e segnatamente la
malinconia, il senso della morte, la rappresentazione
della bellezza di Laura, la rievocazione.
Del resto, perché il lettore si renda pienamente
conto della enorme abilità e sensibilità poetica a
cui si trova di fronte in questa canzone, gli è
sufficiente leggere i primi versi, nei quali la donna
amata viene rappresentata dal poeta sullo sfondo di
una natura limpida e fresca.
Ancora una volta la rappresentazione della
bellezza di Laura non è concreta, "non prende
figura", come giustamente nota il Momigliano;
ancora una volta il Petrarca si serve della
rievocazione che, quasi filtrando la figura della
donna, ne ingentilisce i caratteri sino a
rappresentare un ideale di bellezza. La natura
incontaminata, che qui fa da sfondo alla figura di
Laura, è realistica ed integra mirabilmente la
bellezza di costei.
Va inoltre osservato, come a suo tempo fece il
Bosco, che "la Laura qui rappresentata è più
che mai donna e l'amore più che mai amore",
anche se in seguito il poeta osserverà: "Costei
per fermo nacque in Paradiso", cogliendo nella
donna amata una traccia di divino.
Numerose considerazioni si possono compiere pure
riguardo al pensiero desolato della morte, che domina
la prima parte della canzone e di cui ho fatto
menzione in precedenza. E' questo, a mio giudizio, un
sentimento che genera un tutt'uno con la malinconia e
che deriva con ogni probabilità dall'eterno
contrasto insito nell'animo del poeta. Mi stupisce,
tuttavia, la "sinistra compiacenza", come
la definisce il De Sanctis, "con cui il poeta si
intrattiene in pensieri di morte", che penso si
ricolleghi a quel gusto del soffrire, la
"voluptas dolendi", come la definiscono i
critici, che caratterizza un po' tutta l'opera di
Petrarca.
Se Laura, la malinconia e il pensiero della morte
sono ormai temi fissi della poetica di Petrarca, il
sentimento gioioso della vita, che appare e domina
nella seconda parte della canzone, rappresenta
veramente un nuovo aspetto della personalità del
poeta. E' la prima volta che Petrarca si lascia
andare alla gioia, che, come del resto il dolore, è
pur sempre molto contenuta. E' questa senza dubbio il
frutto della rievocazione della figura di Laura,
dell'abbandonarsi ai sogni, al fantasticare.
La serenità che pervade Petrarca in questa
seconda parte della canzone si traduce in immagini
pur esse serene, dolci, che richiamano alla memoria
le liriche degli stilnovisti, dei quali, è stato
appurato, il Petrarca subì una notevole influenza.
Definire quale sia la parte della canzone
poeticamente più valida è assai difficile, essendo
la composizione armoniosa e ben proporzionata. A mio
avviso, tuttavia, la prima parte forse appare più
spontanea e sentita.