Il canto prosegue le vicende del
precedente.
Dante è impaurito, Virgilio lo tranquillizza, quando in cima alla torre
che presidia le porte di Dite compaiono le Erinni: Megera, Aletto e
Tesifone, che invocano Medusa di impietrire il poeta. Virgilio impone a
Dante di voltarsi e di coprirsi gli occhi.
Il canto si colora di significati allegorici, a cui lo stesso Dante
richiama il lettore:
O voi ch'avete li 'ntelletti sani,
mirate la dottrina che s'asconde
sotto 'l velame delli versi strani.
Un messo celeste (un angelo?) interviene e porta lo scompiglio fra le
file dei diavoli e dei dannati. Egli apre con facilità le porte della
città, inveisce contro i diavoli, li richiama a non opporsi ai supremi
decreti.
Dante e Virgilio hanno via libera ed entrano a Dite. Siamo nel sesto
cerchio. Dante vede una necropoli, costituita di sepolcri circondati da
fuochi che li arroventano. Scontano qui la loro pena i capi delle sette
ereticali con i loro seguaci.
Il nucleo del canto è costituito dai significati simbolici, non
ancora interpretati, in modo univoco, nemmeno dai commentatori
più eminenti. Convincente la versione di Natalino Sapegno, che scrive:
" Egli [il poeta, ndr] qui ritrae allegoricamente i più gravi
ostacoli che l'uomo incontra e deve superare in questo suo sforzo di
salvarsi. Alla conversione del peccatore si oppongono le tentazioni (i
diavoli), la mala coscienza e cioè il ricordo e il rimorso della sua
vita passata (le Erinni), infine il dubbio religioso o la disperazione
(Medusa). A respingere questi assalti solo in piccola parte giovano le
forze della ragione umana (Virgilio), mentre a completare il processo di
redenzione e di salvazione è necessario infine l'intervento della
Grazia (il Messo celeste)".