Dante e Virgilio sono ancora
sulla spiaggia limitrofa il monte del Purgatorio, quando intravedono una
navicella, sospinta da un angelo di un biancore abbagliante. All'interno
dell'imbarcazione si assiepano un centinaio di anime; tutte insieme
cantano il salmo centoquattordici del Salterio, "In exitu
Isräel de Aegypto".
Non appena la barca approda alla riva, le anime scendono, dopo di
ché la navicella si allontana veloce. È giorno, il sole splende. Le
anime chiedono ai due poeti la strada per il Purgatorio. Virgilio risponde
loro che essi pure sono pellegrini inesperti del luogo.
Quando le anime ravvisano in Dante la presenza di uomo ancora vivo,
si sgomentano. Nondimeno, per curiosità, si avvicinano, dimenticando lo
scopo per cui sono giunte fin qui, quello cioè di emendare i propri
peccati.
Una delle anime abbraccia Dante, inducendolo a fare altrettanto. È
così che il poeta si accorge purtroppo di abbracciare il proprio petto,
mancando le anime di consistenza corporea.
Dante riconosce tuttavia lo spirito che lo ha avvicinato. Si tratta
del musico Casella. Di lui possediamo scarsi riferimenti storici: era
amico di Dante e probabilmente musicava testi dottrinali; morì poco
prima della fine del Duecento. Dante apprende da lui che le anime assegnate
al Purgatorio si raccolgono alla foce del Tevere, avvalorando una leggenda
nota nel Medioevo.
"Amor che ne la mente mi ragiona" canta soavemente
Casella, tanto che Dante avverte dentro di sé una intensa dolcezza. Il
testo appartiene allo stesso poeta fiorentino ed è tratto dal Convivio.
A questo punto, a interrompere l'assembramento di anime, interviene
Catone, che le rimprovera e le sollecita a riprendere il loro cammino.
A guisa di colombe impaurite, i pellegrini si allontanano lesti.
Probabilmente il senso di questo secondo canto è da ravvisare nell'arricchimento
dell'animo e della coscienza del poeta, che, pur amando la bellezza e il
piacere terreni dell'Arte (simboleggiati dal canto di Casella che musica
un suo stesso verso), scopre che la rettitudine, la salvezza e l'amore
di Dio sono più importanti. Si stabilisce una sorta di nuova gerarchia
di valori.
Ancora una volta il paesaggio e il clima del Purgatorio
divergono radicalmente dai corrispettivi dell'Inferno. Qui la
dolcezza, il tepore e la luce ciclica e modulata del giorno, con le
sue albe e i suoi tramonti costituiscono fenomeni sconosciuti alle
desolate e impervie lande infernali.